Luigi Pomata: “Niente elemosine ma tasse ridotte per noi ristoratori, siamo troppo penalizzati”

Uno tra i più famosi chef sardi contro il nuovo Dpcm: “È illogico, perchè penalizzano solo la nostra categoria? Facciano i controlli, ho dovuto anche dimezzare il mio staff”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA


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Il mondo della ristorazione scende in piazza anche a Cagliari dopo il semi-lockdown deciso dal Governo Conte con il nuovo Dpcm che, sino al 24 novembre prossimo, impone come uniche soluzioni per fare affari le vendite a domicilio o l’asporto. E anche Luigi Pomata, tra i più noti e apprezzati chef sardi, protesta e chiede un cambio di rotta netto: “Non vogliamo elemosine, solo poter lavorare in totale sicurezza. C’è una pandemia, ma perchè stanno penalizzando solo alcune categorie? Noi ci siamo adeguati, togliendo tavoli e prendendo tutte le misure: fate i controlli, non siamo agenti di pubblica sicurezza”, dice Pomata. “Quest’estate ho avuto solo 19 dipendenti tra fissi e stagionali, l’anno scorso erano quaranta. È tutto un indotto che si distrugge, chi non viene al ristorante non prende il taxi, non compra vestiti nuovi, io diminuisco il fatturato e devo acquistare meno pesce e verdura”.

 

Insomma, un classico caso di cane che si morde la coda: “Il Governo deve venirci incontro con le tasse e le spese per i dipendenti e i Tfr. Non basta tagliarle, vanno proprio ridotte”.


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