L’sos dei barbieri sardi a casa: “Fateci riaprire, gli abusivi ci stanno rubando il lavoro”

Forbici e shampoo sono un lontano ricordo per i parrucchieri isolani, chiusi da quasi due mesi per l’emergenza Coronavirus: “Bonus di 600 euro? Ancora nulla, stiamo consumando i risparmi e c’è qualche abusivo che ne approfitta per fare tagli a domicilio: siamo dimenticati dal Governo”

È un grido di dolore, l’ennesimo di una categoria di lavoratori al palo, quello che arriva dai barbieri sardi. I loro locali sono chiusi sin dai primi di marzo e non si sa, ad oggi, quando potranno riaprire. L’emergenza Coronavirus ha colpito in pieno anche loro, gli “artisti” delle messe in piega e dei tagli classici e moderni. Il bonus dei seicento euro? C’è chi non ha ricevuto ancora il bonus del Governo di seicento euro e chi è combattuto tra il chiedere o meno il finanziamento-prestito. A Cagliari e provincia le barberie sono sbarrate già da prima dell’ordine ufficiale arrivato da Palazzo Chigi: i clienti erano già in calo e i rischi erano troppi. Ma le settimane sono passate e, adesso, il coro è praticamente unanime: “Vogliamo tornare a lavorare, fateci riaprire”. In sicurezza, certo, e con qualche nuovo accorgimento: c’è chi ha già fatto scorte di disinfettante e di mantelline. Ma manca ancora il via libera alla riapertura. E, più passano i giorni, più la crisi aumenta anche per loro.

Efisio Ferru, di Sestu, ha 44 anni e fa il parrucchiere da quand’è ragazzino: “Tenuto a bottega da mio papà, devo tutto a lui”, confida. “Sono chiuso dall’undici marzo, i miei due dipendenti sono in cassa integrazione grazie a un fondo garantito dell’Epas che scade il prossimo venticinque aprile. Poi, saranno appesi come me al destino, incerto. Sto dando fondo ai miei risparmi”, spiega Ferru, “mia moglie lavora ma le spese sono comunque tante. Il Governo deve farci riaprire, ormai è chiaro che dovremo convivere con il Coronavirus, il vaccino non si sa tra quanto sarà pronto. Ho già preso anche le visiere speciali per poter lavorare in tutta sicurezza”. Alessio Pani, 35 anni, figlio di uno dei più esperti parrucchieri sardi, Tonio, è netto: “Sono ormai fermo da due mesi, mi sono fidato della promessa del Governo. Avevano detto che saremmo potuti ripartire dopo poche settimane, invece non è così. Io ho una partita Iva e i seicento euro sono un’elemosina, inutili. Non mi sento tutelato dallo stato, e c’è chi non rispetta le regole. Parlo degli abusivi che stanno continuando ad effettuare tagli a domicilio, danneggiando tutta la nostra categoria”, afferma Pani, “alcuni miei clienti mi hanno implorato di andare da loro per sistemargli i capelli, ma io sono onesto e rispetto le regole, anche se sono dure. Prima di tutto viene la salute”.


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