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L’Inghilterra post Brexit raccontata da un sardo emigrato a Londra

di Redazione Cagliari Online
27 Giugno 2017
in nuoro, sardegna

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Ha lasciato la Sardegna tre anni fa, perché come tanti suoi coetanei, non aveva un lavoro. E così si è rimboccato le mani e ha deciso di partire: direzione Londra. Maurizio Carta, 35 anni, originario di Siniscola, laureato in Scienze Politiche, lavora in una catena di caffetterie, ma la sua vera occupazione, quella che lo appassiona, oltre a scrivere romanzi  (è autore del racconto La brace sotto la cenere) è il giornalismo: collabora come free lance per alcuni quotidiani in cui scrive di materie politico economiche. Ed è proprio su questo che si baserà l’intervista: da emigrato a Londra racconta il post Brexit, visto con gli occhi di un sardo trapiantato nella capitale inglese, a un mese dal referendum che ha lasciato in tanti a bocca aperta.

 

Si aspettava questo risultato?

Inizialmente no, poi man mano che la data si avvicinava e delle personalità forti come l’ex ministro della Giustizia Micheal Gove e l’ex sindaco di Londra attuale ministro degli esteri Boris Johnson si sono schierati per il Leave, ho iniziato a capire che il risultato non sarebbe stato scontato. Ma onestamente, non me l’aspettavo, pensavo a una vittoria del remain, seppur di poco, ma comunque vittoria. E invece è finita 52 a 48. E’ la Democrazia e va rispettata.

 

Cosa è cambiato dopo il referendum? Che aria tira a Londra?

Ma formalmente ancora nulla, se non un clima di incertezza e curiosità. La materia è altamente tecnica e quindi ogni notizia può essere fuorviante se non analizzata a fondo. E’ cambiato il modo di guardare avanti, perché adesso non si sa cosà si avrà davanti. Per quanto riguarda Londra la situazione è molto particolare. Composta per buona parte di emigrati, ha battuto anche New York per il numero di matrimoni fra persone di nazionalità diversa. La sua vocazione multiculturale ha molto risentito del voto referendario. Qui a Londra ha vinto il Remain, come tutti si aspettavano.

 

Come vivono questa situazione gli Inglesi? Secondo lei hanno davvero capito le conseguenze del loro voto?

Gli inglesi sono storicamente un popolo che tende a non accettare interferenze esterne nella gestione dei propri affari casalinghi. Anche coloro che hanno votato per il Remain volevano comunque una rinegoziazione che li rendesse più forti nella Ue ma senza rinunciare a nemmeno un briciolo della loro sovranità. Con rammarico devo però dire, ed ho tastato con mano, che pochi sanno veramente cosa sia la Ue e come funzioni. Hanno votato per il Leave regioni come la Cornovaglia o il Galles che storicamente sono abituali beneficiari di ingenti somme finanziate dalla Ue nel campo agricolo. L’inglese comune che ha votato per il Leave ha nostalgia del passato glorioso. Hanno barattato i ricordi con i progetti. Ma ripeto, il voto è Sovrano.

 

Come vivono gli immigrati che magari volevano costruirsi un futuro a Londra? 

Io personalmente la vivo molto serenamente. Non sono assolutamente preoccupato. Per quanto mi piaccia Londra, credo che se avessi problemi burocratici o se mi stufassi non esiterei  a fare la valigia e andar via. Beh, poi per molti la preoccupazione c’è, ma tanti avranno il pretesto che magari aspettavano per andarsene. Tanti, comunque, sono impauriti dall’incerto, mi sembra fisiologico.

 

Il sindaco  Sadiq Khan ha detto più volte di stare tranquilli, che non cambierà nulla per gli immigrati. Sarà davvero così?  Cosa ne pensa?

Il sindaco rassicura e invita a considerare Londra un crocevia di investimenti e risorse per chiunque voglia fare impresa o lavorare. D’altronde, lui proviene personalmente da una storia d’immigrazione. Ha capito che “immigrazione” non è una parolaccia. Anzi. Se poi volessimo fare un salto indietro, dopo che gli inglesi hanno colonizzato mezzo mondo…

 

C’è un caos di informazioni che arrivano in Italia, cosa sta succedendo realmente a un mese da Brexit? 

Qui il Premier Cameron, come nelle Democrazie che si rispetti, ha perso una battaglia politica e si è dimesso. Gli è subentrata una donna, Theresa May, che piloterà la Gran Bretagna fuori dal blocco europeo. Ha già fatto sapere che prima di Dicembre non partiranno i negoziati previsti dalla clausola 50 del Trattato di Lisbona che dureranno due anni. Quindi ne avremo per un bel pezzo. Durante quest’arco temporale, saranno trattati i rapporti che la Ue avrà in futuro con la Gran Bretagna una volta fuori, vale a dire trattati commerciali, persone, capitali e diplomatici. Ricordo che allo stato attuale ci sono circa 80 mila pagine di accordi in ballo, frutto di decenni di negoziazioni. Staremo a vedere come ne verranno fuori. Una cosa è certa, nel mondo moderno tutt’e due le parti hanno bisogno dell’altra a vicenda, ne sono sicuro.

 

Quali saranno secondo lei le conseguenze?

Ognuno tirerà la corda dalla propria parte. L’export tedesco ha bisogno della Gran Bretagna, così come i britannici del mercato europeo. Il voto è stato solo una protesta sull’immigrazione, lo garantisco. La globalizzazione presenta grandi sfide economiche. Giganti come L’india e la Cina non consentono politiche isolazionistiche in stile ottocentesco. La Gran Bretagna è una potenza mondiale, la seconda economia europea e ha peso in tutte le istituzioni mondiali che contano. Tutte queste cose saranno decisive nei negoziati, noi staremo a vedere. Ma una cosa mi preme dire. A livello personale, per quanto mi riguarda, il problema non esiste, “su sardu s’arranzat sempere”. 

 

Foto di Alessandro Cucchi

Tags: brexit
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