“L’Asl non paga gli stipendi, stop agli infermieri nel carcere di Uta”

Sdr denunia una situazione paradossale: gli infermieri nel pericolosissimo carcere di Uta devono fermarsi perchè non arrivano gli stipendi di luglio e agosto

“Una pesante tegola si sta abbattendo sulla sanità penitenziaria della Casa Circondariale di Cagliari-Uta. Gli Infermieri in servizio nella struttura ubicata nell’area industriale di Macchiareddu non intendono più protrarre i turni, seppure ciò risulti indispensabile, per la mancata corresponsione da parte della ASL 8 delle competenze relative ai mesi di luglio e agosto”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, facendosi interprete del disagio dei familiari dei detenuti “preoccupati delle conseguenze della  mancata estensione dei turni”.

“Nei mesi estivi, in particolare ad agosto, gli infermieri, circa una sessantina attualmente impegnati nella Casa Circondariale, hanno garantito – sottolinea Caligaris – prestazioni aggiuntive confidando nella successiva corresponsione del dovuto. L’Azienda Sanitaria tuttavia fino ad ora non solo non ha provveduto al pagamento delle spettanze ma ha anche manifestato perplessità in merito alla obbligatorietà dell’integrazione. Una condizione considerata inaccettabile dal personale infermieristico che ha assunto una posizione intransigente”.

“Ciò significa – precisa la presidente di SDR – che gli Infermieri si atterranno scrupolosamente al mansionario e non presteranno più alcun servizio aggiuntivo determinando in qualche caso il blocco della distribuzione dei farmaci o dei prelievi o del supporto ai Medici in turno e agli specialisti con conseguenze gravissime per i detenuti-pazienti”.

La delicata e preoccupante questione è stata rappresentata dall’associazione al Direttore dell’Istituto dott. Gianfranco Pala. “Non mi è pervenuto nulla di ufficiale – ha detto a SDR – ma se ciò dovesse verificarsi e non saranno garantiti i turni investirò della problematica la Procura della Repubblica, il Magistrato di Sorveglianza nonché il Prefetto”.

“E’ evidente che occorre trovare al più presto una soluzione. L’auspicio è che, verificato l’effettivo svolgimento delle prestazioni aggiuntive pregresse, si provveda al pagamento delle spettanze e si riconsideri la specificità della vita dentro il carcere. Non è possibile lasciare senza l’indispensabile supporto infermieristico una realtà dove sono ristrette oltre 560 persone private della libertà molte delle quali con problemi di salute o che necessitano di particolari cure. L’esercizio di un diritto costituzionale – conclude Caligaris – non può essere compromesso da mere esigenze ragionieristiche di risparmio”.


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