L’arresto e la morte in carcere di Aldo Scardella: il più grande errore giudiziario nella storia di Cagliari

“Nero come la Cronaca” si occupa di un altro caso, che rimarrà probabilmente il più grande errore giudiziario nella storia di Cagliari: l’arresto, e la morte in carcere, di Aldo Scardella.

Resterà forse il più grande errore giudiziario nella storia di Cagliari.

E’ il 2 luglio 1986 quando Aldo Scardella viene trovato morto nella sua cella nel carcere di Buoncammino. Aldo, 25 anni, brillante studente, muore suicida dopo aver trascorso 185 giorni da recluso.

Troppo fragile e disperato per poter resistere ancora, dopo che gli è stato proibito perfino il contatto con gli altri detenuti e che si è cercato di mettere lo studente sotto torchio per fargli confessare una colpevolezza che non aveva.

Aldo Scardella muore dietro le sbarre, “colpevole” di una rapina alla quale non ha mai preso parte.

Tutta colpa di un indizio: quel passamontagna dei banditi che fu trovato nel cortile della sua casa, dopo il famoso colpo al “Bevimarket” di via dei Donoratico avvenuto sotto Natale, nel 1985.

Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio il 23 dicembre del 1985 intorno alle dieci di sera. Due uomini armati entrano nel negozio “Bevimarket”  di Giovanni Battista Pinna, un commerciante cagliaritano che si sta apprestando a chiudere il proprio locale. Improvvisamente il 50enne viene aggredito dai malviventi. Cercano l’incasso prenatalizio e aprono il fuoco su di lui, uccidendolo. Poi si danno alla fuga.

Per un caso sfortunato, poco distante dal luogo dell’omicidio e della rapina abita Aldo Scardella un giovane e brillante studente universitario. A collegare il supermercato, teatro dell’omicidio, e la casa del giovane Scardella c’è un mandorleto dove gli assassini, nella fuga, perdono un passamontagna. Dopo tre giorni dall’omicidio, il giorno di Santo Stefano, intorno alle sei di mattina, alcuni uomini della Squadra Mobile di Cagliari entrano nella casa di Scardella per una perquisizione e trovano il passamontagna.

Quel che accade dopo è una reazione a catena.

Aldo Scardella viene arrestato il 29 dicembre e trasferito in prima battuta nel carcere di Oristano, in isolamento giudiziario.

Per ben dieci giorni la famiglia non sa in quale penitenziario si trovi e sempre per 10 giorni non viene data al giovane la possibilità di accettare il proprio avvocato difensore non permettendogli di firmare la delega necessaria.

Aldo Scardella viene arrestato per presunzione di colpevolezza anche se il passamontagna ritrovato non appartiene a lui e il guanto di paraffina dimostra che non ha esploso alcun colpo di pistola.

Solo dieci anni dopo, nel 1996, un collaboratore di giustizia fa il nome dei veri colpevoli, due esponenti della banda di is Mirrionis che vengono processati e condannati in via definitiva: Walter Camba e Adriano Peddio. Troppo tardi per salvare la vita di Aldo.

Per testimoniare l’ingiustizia perpetrata ad Aldo Scardella il 23 settembre del 1986 Enzo Tortora va a deporre un mazzo di fiori sulla sua tomba benché ancora con esattezza non si sappia nulla della sua innocenza.

Oggi a distanza di così tanti anni, dopo che il Comune gli ha anche dedicato una piazza, qualcuno quasi non si ricorda più di questo capitolo struggente della storia del capoluogo sardo.

C’è chi spera che oggi che è diventato un simbolo, Aldo Scardella non sia morto invano. Anche se ancora adesso è una sconfitta per tutti.

 

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