La rabbia dei portuali di Cagliari “viaggia” dal porto a Castello: “Siamo stati convocati dal prefetto”

Crisi al Porto Canale, dopo il sit in di stamattina le centinaia di lavoratori portuali marciano compatti verso Castello: “Chiediamo soluzioni forti e rapide per salvare tutti i nostri posti di lavoro”. Intanto, continua a muoversi anche il mondo politico sardo

“Un primo risultato è stato ottenuto, siamo stati convocati dal prefetto. Andiamo convinti più che mai che bisogna chiedere interventi forti per trovare soluzioni per il rilancio del porto canale e la salvaguardia di tutti i livelli occupazionali”. Ad annunciare la novità dopo qualche ora di protesta fuori dai varchi del porto di Cagliari è la FitCisl: i lavoratori portuali sono in trincea, tra stipendi che non arrivano e prime lettere di licenziamento già arrivate. Sarebbero dovuti restare a manifestare sino alle ventidue, ma la “chiamata” del prefetto potrebbe portargli a sciogliere in anticipo il presidio. Nel corso della mattinata è arrivato anche il presidente dell’Authority Massimo Deiana, che ha parlato per qualche minuto con i portuali. E, intanto, continua a muoversi anche la politica sarda. Meglio, ricorda di averlo già fatto, come nel caso del consigliere regionale Pd Piero Comandini. Lo scorso ventotto maggio si è visto approvare un ordine del giorno proprio incentrato sulla situazione di crisi del Porto Canale.

Tra i punti del documento, Comandini è riuscito ad impegnare la giunta “aindividuare le più efficaci forme di riduzione dei tempi derivanti dalla burocrazia, ispirare la pronta realizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali che garantiscano la massima estensione delle zone di sospensione fiscale, recuperare la tradizionale vocazione industriale favorendo l’insediamento di aziende italiane o estere nei millenovecento ettari di Zone Economiche Speciali, attivarsi presso il Governo nazionale perché si arrivi in tempi brevi all’emanazione di decreti di attuazione della Zes, richiedere al Governo nazionale per i lavoratori portuali la stessa normativa già prevista per i lavoratori di Gioia Tauro e Taranto, richiedere la costituzione di un tavolo nazionale per monitorare l’attuale crisi del Porto Canale e sostenere le iniziative della Regione e individuare le misure necessarie per rendere ancora competitivo e consentire al Porto Canale di Cagliari di non essere tagliato fuori dai principali mercati internazionali, puntando a rendere effettivi i possibili vantaggi fiscali, investire su moderne infrastrutture e sfruttare il collegamento con l’aeroporto di Elmas per le merci che necessitano di tempi brevi, puntando a creare un polo produttivo e logistico di sicuro interesse specializzato in terminate merci”.