La Paillote,il mistero della batteria antinave nel degrado a Calamosca

Marcello Polastri svela in un VIDEO la bellezza della base antinave su La Paillote

 

Un locale in fase di smontaggio e un luogo paradisiaco, da valorizzare in chiave turistica. Ma l’ex locale, La Paillote il cui caso fa discutere, sparirà. È così, tra qualche giorno, al termine di viale Calamosca e nell’ex stabulario di Sant’Elia regnerà il silenzio. Niente più drink sotto il sole e le stelle, niente più urla festose dei bambini o tuffi dei bagnanti all’ombra dellla Batteria antinave Prunas, oramai ridotta ad un immenso rudere sul mare.

Un insediamento militare nato per far fronte alle guerre, allestito con cemento armato sia sopra che sotto la terra dalla Regia Marina. A pensare che questo luogo “di guerra”, nel 1939, fu assegnato alla quarta Legione Milmart (Milizia Artiglieria Marittima) e poi, dopo l’armistizio, venne disarmata. Dal 2 giugno 1944 passò in carico al Regio Esercito ma oggi, parte dell’area che ricade sotto la giurisdizione della Marina Militare, a ridosso dell’ex stabulario abbandonato, era divenuta seppur minimamente la muta sentinella di una nuova attività commerciale e balneare: La Paillote.

Da due giorni, le strutture lignee che la componevano su un basamento cementizio (“vecchio” ci dicono), sono in fase di smontaggio “per questioni legate alle concessioni”, afferma un ex dipendente del bar affacciato su un mare incantevole. Su quel tratto di mare nel quale, prima della costruzione del locale, vi erano carcasse d’auto, sintomo di un degrado diffuso in zona qualcosa sta cambiando ma, parrebbe, non in meglio.

Al di là delle concessioni, delle regole che vanno rispettate e del buonsenso, come mai ad oggi non si è comunque provveduto a valorizzare un sito di archeologia militare come la batteria antinave Prunas? Nel dubbio, i resti delle ex  strutture militari cadono a pezzi. Sono la patria dei gabbiani che lassù, davanti all’incantevole Golfo degli Angeli, vivono indisturbati mentre le erbe spontanee crescono rigogliose in una città dove a volte, nel “rispetto dell’ambiente” le cose devono restare così. Come stanno. Del degrado chissenefrega. Forse.  

 


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