La forza di don Diego, prete di Samugheo: “Così proteggo 45 anziani dal Coronavirus”

Da un mese ha blindato la casa di riposo del paese e vive con i nonnini e gli operatori: “Ho la casa parrocchiale ma, da direttore della struttura, ho deciso di non abbandonare chi ci abita e chi ci lavora. Gli ospiti? Tutti negativi, siamo una delle piccole oasi felici in un mare in tempesta”

Un prete decisionista, fermo, deciso: “C’è il rischio di contagi di Coronavirus, blindo la casa di riposo”. Don Diego Tendas ha solo trent’anni ma un carattere di ferreo che riesce a far trasparire anche lontanamente. Nato a Oristano, “nella frazione di Nuraxinieddu, va specificato”, consacra la sua vita al Signore sei anni fa, in un afoso pomeriggio di metà giugno. Dal 6 ottobre scorso è il parroco di Samugheo, 2943 anime. Casa parrocchiale sicura, il ventotto marzo scorso la decisione: “Vado a vivere dentro la casa di riposo, non posso lasciare soli ospiti e operatori”. I primi sono 45, “tutti negativi”, i secondi sono “venti, stanno rispettando alla lettera la mia disposizione: da casa al lavoro e dal lavoro a casa. Una scelta non scontata, che però hanno accettato di buon grado”. E lì, tra il piano terra e i due piani superiori, la vita scorre in modalità “blindata”. Vietato uscire per sgranchirsi le gambe, la noia si combatte “tra chiacchiere, televisione, letture e il prezioso aiuto degli animatori”. Don Tendas spiega la sua decisione di sbarrare la casa di riposo: “Samugheo è un centro abbastanza isolato, certo, ma il vietare le visite dei parenti penso sia stata una buona scelta. Gli ospiti li vedono lo stesso ogni giorno, grazie alle videochiamate. Gli Oss danno loro una mano, dentro la casa ci sono anche delle bravissime cuoche”. E lì, in quei metri quadri, il Coronavirus, sino a oggi, non è mai entrato. Utile dire che l’”oasi felice” di Samugheo non è l’unica della Sardegna, anzi: sono molte le case di riposo a zero contagi e ce n’è più di una che, purtroppo, deve anche fare i conti con dei decessi.

“Gli anziani trascorrono le ore in totale libertà, l’unica regola è quella di non uscire dalla struttura. Sono quasi tutti autosufficienti, prima dell’emergenza avevano la possibilità di varcare l’ingresso e andare in giro a fare passeggiate. Dal ventotto marzo scorso non è più così, e non so quando potrò revocare questa importante decisione”. I parenti dei nonnini hanno già ringraziato il giovane prete per la decisione presa, “qualcuno ci ha pure detto che siamo degli eroi, ma non è così. Chi si sta dimostrando davvero eroico è il sindaco del paese, che ci ha donato mascherine e test sierologici, e gli abitanti di Samugheo, che ci hanno fatto recapitare dolci e altre squisitezze”. Sicuramente, a emergenza finita, don Tendas andrà a ringraziarli di persona, uno per uno. Nel frattempo, le sue giornate scorrono lisce e quasi preconfezionate: “Mi occupo di mandare avanti la struttura, faccio tante telefonate e sono in stretto contatto con i medici. Stacco un pochino solo dopo cena, un po’ di tv e poi subito a letto”. Dopo aver ringraziato il Signore, ovviamente.


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