La curva Ovest dell’Amsicora:il Cagliari risorge, città pazza di gioia

Una foto che commuove i tifosi rossoblù: la piccola curva Ovest dell’Amsicora, nell’anno che fece risorgere il Cagliari. Il tifo esplose, e non era soltanto amore per il Cagliari ma per una intera città che aveva saputo soffrire e rialzarsi insieme alla sua squadra

I ragazzi di Blog Cagliari Calcio 1920, il quotidiano online dedicato ai colori rossoblù, rilanciano una foto che commuove chi davvero è da sempre tifoso del Cagliari. “La mitica Curva Ovest dell’Amsicora, il Cagliari di Ranieri in serie C1 iniziava la scalata verso la B e poi la A. Tutto ricominciò da lì. Chi si ricorda? Chi andava in curva Ovest o all’Amsicora?”, chiede la redazione. Perchè sia una foto storica lo può capire soltanto chi c’era e ricorda quei brividi, come in un Cagliari-Perugia 1-0 risolto soltanto nei minuti finali. Dietro l’Amsicora in questa foto potete vedere lo stadio Sant’Elia: allora era chiuso per i lavori di Italia 90, per la ristrutturazione in vista dei Mondiali. Con le auto parcheggiate tutte insieme, dietro via Rockefeller. Ma soprattutto: allo stadio Amsicora, dove i nostri genitori e i nostri nonni avevano visto il Cagliari di Gigi Riva vincere lo scudetto, era scoccata l’ora della rinascita. Il Cagliari l’anno prima non era soltanto sprofondato in serie C. Era stato persino scavalcato in classifica dalla Torres, rischiando la retrocessione in C2, salvato allì’ultima giornata da Mario Tiddia subentrato al malcapitato Enzo Robotti a campionato in corso.

Con Ranieri arrivò la resurrezione: “Risorgeremo, l’ha detto Claudio Ranieri”, si cantava in quella mnuscola e ribollente curva Ovest dell’Amsicora. Eera una convinzione dettata dalla fede. Trainata da Provitali, Bernardini, Pedro Piovani e Lele gol Paolino, quella squadra in soli due anni passò dall’anonimato della serie C a un glorioso ritorno in serie A. Erano altri tempi, era un altro calcio. Non esistevano le dirette Sky, se volevi vedere il Cagliari in trasferta dovevi unirti agli ultras e passare due notti in nave, spesso all’avventura. Ma quel tifo rossoblù fu talmente elettrizzante da contagiare un’intera città. La curva Nord quando riaprì i battenti il Sant’Elia diventò un catino ribollente: le coreografie di Sconvolts, Eagles, Furiosi erano spettacolari, si emozionavano migliaia di persone. Era l’amore per la nostra squadra ma anche per la nostra città, la nostra isola. Perchè quando andavi a Torino e vedevi 11mila emigrati impazzire per il Cagliari, capivi davvero cosa significa essere sardo. Sapere soffrire, per rialzarsi sempre. Certo fa effetto, rivedere questa foto nel 2014, esattamente 25 anni dopo: era il 1989. Ora che il Cagliari potrebbe essere venduto agli emiri. Ora che il sindaco Zedda sta per ricevere gli americani, pronti a investire per rifare uno stadio nel frattempo caduto a pezzi. Il Cagliari è sempre il Cagliari, ma sarebbe bellissimo che qualcuno ci restituisse almeno una parte di quel meraviglioso entusiasmo. 


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