La Consulta disabili difende il Comune: “Grande impegno in 4 anni”

“Non è assolutamente vero che il Comune trascura le esigenze dei disabili cagliaritani, ecco tutto quello che è stato fatto in questi 4 anni”

L’associazione Coadi, che si occupa dei problemi dei disabili a Cagliari, difende a spada tratta l’operato del Comune dopo il caso di Ninni  Manca. E in un lungo intervento, la Consulta di Disabili passa in rassegna tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni in città: “Da ieri mattina circola in Rete lo sfogo di una persona disabile cui sarebbe stata negata la possibilità di parcheggiare nei pressi dell’ex-Carcere di Buoncammino.
Non ci pare opportuno entrare nel merito di quanto accaduto, in quanto nessun componente del direttivo Coadi, né delle associazioni di disabili cagliaritane si è recato ieri presso il monumento: era noto – bastava una telefonata agli organizzatori – che l’edificio non fosse accessibile ai disabili, per sua struttura, per concezione architettonica e per l’impossibilità di qualsivoglia efficace intervento negli appena quattro mesi dal trasferimento dei detenuti nel nuovo penitenziario di Uta.

Eppure il post in questione sembra essere stato il pretesto per dare la stura a critiche – a volte arrembanti – contro il Comune, con commenti e condivisioni di privati cittadini e di alcuni rappresentanti della politica e della stampa, che arrivano a sostenere che “al Comune di Cagliari dei disabili non gliene frega niente”.

A tal proposito si precisa che la Coadi dal mese di dicembre 2011 ha attivato una strettissima collaborazione con l’amministrazione comunale proprio in tema di abbattimento delle barriere architettoniche. Il primo risultato è l’adeguamento dei marciapiedi del quartiere di san Benedetto, che ha portato alla realizzazione di un percorso di oltre nove chilometri perfettamente accessibile, progettato, controllato e collaudato da persone disabili; la medesima procedura è stata poi utilizzata per i lavori nel piazzale del Lazzaretto di Sant’Elia e, appena tre settimane fa, è stato fatto il sopralluogo di verifica dei lavori sul lungomare Poetto, che si prospetta finalmente sicuro e raggiungibile anche con i mezzi pubblici, grazie alla costruzione di fermate accessibili. Solo per aggiungere qualcuno dei traguardi raggiunti nel frattempo, è stata adeguata la platea del teatro Massimo, con la realizzazione di tre nuovi posti per le sedie a rotelle, e attivata la collaborazione con la Commissione Cultura e i promotori di Monumenti Aperti per la schedatura dei siti accessibili.

Siamo consapevoli che la strada per una città completamente accessibile a tutti è ancora lunga: sappiamo quali dovranno essere i prossimi interventi, e quali i progetti a più lungo termine, i temi in cui potremo trovare unità d’intenti con l’amministrazione, e quali gli argomenti di scontro. Ma siamo anche consapevoli, però, che nessuno ha la bacchetta magica. Riteniamo, però, un successo essere riusciti a inaugurare una metodologia di lavoro che prevede il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei cittadini direttamente interessati dagli interventi dell’amministrazione.

Sostenere, pertanto, che “al Comune di Cagliari dei disabili non gliene frega niente” appare quanto meno ingeneroso del lavoro fin qui svolto dalla Coadi e da quella parte dell’amministrazione comunale che si è distinta per sensibilità e per operatività. Sull’accessibilità degli esercizi commerciali, tema sollevato nello stesso commento, la Coadi ha aperto un tavolo di lavoro per il loro progressivo adeguamento, nel rispetto delle norme e delle caratteristiche storiche e architettoniche dei locali.
Invocare (l’altrui) diritto al parcheggio in zone in cui vige il divieto solo perché in possesso del contrassegno disabili, inoltre, è pretestuoso e mistificatorio: il possesso del pass non rappresenta un lasciapassare universale, ma garantisce alcuni diritti in specifiche condizioni indicate dal codice della strada.
Infine, non riconosciamo coloro che, a vario titolo, si eleggono a portavoce di “chi ha difficoltà a camminare” o “non gode di buona salute”, elencando altri temi cari al dibattito pubblico, ma non necessariamente pertinenti con le istanze e i bisogni della cittadinanza disabile”.


In questo articolo: