La bella storia di Giuseppe, cantante di Domusnovas emigrato in Olanda

Giuseppe Basciu originario di Domusnovas da 60 anni emigrato in Olanda

Classe 1940, padre di Iglesias e madre di Gonnesa, Giuseppe Basciu è il secondo di cinque figli (due morti in tenera età) nasce a Domusnovas in piena seconda guerra mondiale, già da bambino segue il padre che si esibisce nelle piazze e nelle feste paesane con la fisarmonica, Giuseppe è un provetto cantante, si esibisce anche nel mitico circo Zanfretta, allora uno dei rari poli dello spettacolo cagliaritano. La vita è dura ma nella Sardegna degli anni ‘40 si riesce comunque a vivere anche di spettacolo, nel 1951 Giuseppe perde la mamma che muore a soli 39 anni, l’ingresso in collegio è inevitabile e il bambino si ritrova nell’istituto di Giorgino, quello voluto e diretto da Padre Francesco Solinas, l’angelo custode degli indifesi, il parroco di origini sassaresi che negli anni del dopo guerra divenne il punto di riferimento di molti fanciulli e ragazzi che all’epoca vivevano situazioni di estrema difficoltà. Nel 1961 la svolta di Giuseppe Basciu, convinto da un compagno di collegio, decide di trasferirsi in Olanda, un viaggio che ricorda con estrema precisione: “Partimmo da Cagliari per Civitavecchia, su una nave stracarica di passeggeri, io e il mio compagno di viaggio e di collegio, riuscimmo a dormire sul tappetino posto davanti alla porta d’ingresso della cabina del comandante”, da Civitavecchia a Milano in treno e qui, ospite in un convento in disuso dove un ferreo signore proveniente dall’Olanda, reclutava gli emigrati da impiegare nelle fabbriche tessili di Enschede (città olandese al confine con la Germania che nel 2000 venne colpita da un’immane tragedia, un deposito di fuochi d’artificio esplose, 30 case furono spazzate via, si contarono 23 morti e circa 1000 feriti).

Con un anticipo sulla prima paga di undici fiorini, Giuseppe giunge in Olanda nel 1961 a 21 anni, in testa ancora le parole di Padre Francesco Solinas che sconsigliava i suoi ragazzi di lasciare la Sardegna “se andate tutti via, la Sardegna perderà i giovani e il futuro”. Il primo impiego è proprio nella fabbrica tessile, una delle tante che allora animavano l’economia Olandese, tuttavia Giuseppe aveva tra le mani il mestiere di falegname, che ebbe l’occasione di apprendere e formalizzare con una qualifica professionale proprio nelle aule dell’istituto di Padre Solinas a Giorgino. Gli anni trascorrono veloci e il giovane si trova ben presto a fidanzarsi con una ragazza Olandese con cui convoglia a nozze nel 1969, anno che lo vedrà tornare in Sardegna proprio con la neo moglie. Tappa inevitabile “la sua casa”, ovvero l’istituto di Padre Solinas a Giorgino, un affetto e un legame che lo porta indietro nel tempo ma che sembra ormai un ricordo lontano nelle fredde e piovose giornate nei Paesi Bassi. Nel 1970 nasce Roberto, il primo figlio e nel 1977 Pamela, la secondogenita, nel frattempo Giuseppe cambia lavoro, dal tessile passa alla falegnameria e per integrare il redditto, svolge anche il mestiere di fotografo (per i matrimoni e le partite di calcio), interprete per gli italiani che non riuscivano ad apprendere la difficile lingua olandese, insegnante di olandese, proprio per i figli degli emigrati italiani. Della Sardegna ha un ricordo particolare, soprattutto durante i viaggi estivi in cui non riusciva a cogliere i cambiamenti “I Sardi sono contenti di vivere nella loro terra, i cambiamenti sono molto lenti mentre in Olanda sono velocissimi”. L’ultima volta in Sardegna risale al 1995 “in Sardegna è tutto bello, mi mancano le specialità gastronomiche, in particolare il maialetto allo spiedo. In Olanda ci vive pure mio fratello, mentre mia sorella è tornata in Italia. Mi auguro che la Sardegna migliori, tutte le volte che ci sono stato, mi è dispiaciuto vedere un territorio disordinato e spesso molti rifiuti abbandonati nelle campagne. In questi 60 anni in Olanda, non ho frequentato molti sardi e italiani in genere, penso che gli stessi italiani non sanno organizzarsi bene e che ognuno preferisce pensare a se stesso piuttosto che alla società”. Quando gli chiedo di esprimere un pensiero per Padre Solinas, Giuseppe si commuove “lo ringrazio, ha fatto tanto per me e moltissimi ragazzi sardi, ricordo che si batteva come un leone per recuperare i fondi necessari all’istituto. Oggi mi sento di consigliare ai giovani di non lasciare la Sardegna, l’Olanda è cambiata profondamente e le difficoltà non sono poche – restate in Sardegna – è una terra meravigliosa.”


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