La baraccopoli delle prostitute di colore a Cagliari: sesso e degrado

Sesso all’aperto in viale Monastir, tra la strada e le capanne improvvisate: succede da anni, nell’indifferenza generale. Tra bustoni di immondezza e plastica usata per accendere i fuochi. La mappa delle prostitute di colore

Degrado, sporcizia, sesso all’aperto con il viavai dei clienti che s’appartano dietro a cespugli o su “improbabili” capanne artigianali, mentre di notte focolai continuamente accesi con colonne di fumo nero e puzzolente. E’ ciò che accade ormai da anni nel tratto periferico di viale Monastir, a Cagliari, sul tratto che ricongiunge Viale Elmas di fronte all’hotel “Holiday Inn”. Decine di prostitute di colore già dal mattino presto, intorno alle 9, raccolgono dai cassonetti vicini ai capannoni commerciali bustoni di immondizia, rifiuti vari, materiale plastico per accendere i fuochi la notte, per scaldarsi. Più volte, gli stessi titolari delle aziende vicine hanno denunciato questa annosa situazione alle autorità competenti, ma nulla finora è cambiato: «Anni fa – ricorda un autotrasportatore che lavora da anni in quella zona – le forze dell’ordine facevano qualche retata, ma ora nulla. Qui attorno c’è solo sporcizia, sterpaglie, rifiuti, tra gli incivili e le prostitute nigeriane è soltanto anarchia, ognuno fa quel che vuole».

 

LE BARACCOPOLI DEL SESSO. Tra i pochi alberi rimasti, ma in mezzo alle sterpaglie e ai cumuli di rifiuti, le nigeriane hanno montato delle piccole baraccopoli “fai da te”: cartone, canne di bambù, del fil di ferro, addirittura una poltrona e la postazione del “sesso veloce” è fatta. I clienti fanno presto, parcheggiano le auto anche davanti ai cancelli dei capannoni artigianali, qualche metro più in la avviene la contrattazione veloce e poi ci si dedica alle prestazioni amorose. Venti o trenta euro al massimo, e così per tutto il giorno, con l’accumulo di fazzolettini, profilattici sparsi dappertutto. Per ora questa splendida cornice-cartolina della città periferica si chiude con l’amara desolazione di un luogo per anni lasciato n completo stato di abbandono e privo di controlli, soprattutto per le tante ragazze sfruttate o meno che siano, anche clandestine. Servizio curato dal giornalista/fotografo, Alessandro Congia preprod.castedduonline.localmente.it


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