L’ avaro di Moliere al Teatro Massimo di Cagliari

Il genio di Molière per uno spietato – e divertente – affresco di varia umanità

Fascino e attualità dei classici con “L’avaro” di Molière, nella mise en scène firmata da Arturo Cirillo, uno tra i più brillanti e apprezzati talenti della scena italiana contemporanea, in cartellone per la stagione 2013-14 de “La Grande Prosa al Teatro Massimo” di Cagliari da mercoledì 5 marzo alle 20.30 fino a domenica 9 marzo (tutti i giorni – da mercoledì a sabato – alle 20.30 e domenica alle 19, mentre la recita pomeridiana di giovedì 6 marzo (turno P) sarà eccezionalmente anticipata alle ore 16.30). La pièce – intrigante rilettura dell’immortale capolavoro del commediografo francese – approderà poi lunedì 10 marzo alle 21 (invece dell’11 marzo, come precedentemente annunciato) al Cine Teatro Olbia di Olbia, sempre sotto le insegne del CeDAC, per la stagione 2013-14, nell’ambito del XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo.
Nel cast dello spettacolo – prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e dal Teatro Stabile delle Marche – oltre allo stesso Arturo Cirillo, Michelangelo Dalisi, Monica Piseddu, Luciano Saltarelli e Antonella Romano, Salvatore Caruso, Sabrina Scuccimarra, Giuseppina Cervizzi e Rosario Giglio; le scenografie sono di Dario Gessati e i costumi di Gianluca Falaschi; Badar Farok firma il disegno luci e Francesco De Melis la colonna sonora.
Nell’ironico e crudele affresco della società disegnato da Molière spicca la figura del protagonista, Arpagone, ossessionato dal pensiero del suo denaro, che egli ama quanto e forse più di un figlio, tanto che la sola ipotesi di un furto lo getta nello sgomento e nel terrore, con la visione di una perdita irreparabile. Se la preziosa cassetta in cui è custodito il suo tesoro è la sua prima preoccupazione, il morboso attaccamento ai soldi non gli impedisce di progettare matrimoni: per sé questo plutocrate d’altri tempi sceglie una giovane sposa, Mariana, avvenente ma senza dote; mentre – incurante dei loro desideri – promette la mano della figlia Elisa (innamorata del valletto Valerio) a un ricco marchese e destina il figlio Cleante (a sua volta invaghito di Mariana) ad una vedova con un buon patrimonio.
L’interesse economico insomma è il vero motore delle sue azioni, ma proprio quell’inclinazione all’avarizia che è il suo punto debole, nonché il lato fondamentale del suo carattere, rischierà di farlo precipitare nella follia, facendogli smarrire ragione e decoro, e costringendolo infine a piegarsi al fato e a tener finalmente conto della propria età e condizione rinunciando a vani sogni d’amore. Incarnazione di uno dei sette vizi capitali, Arpagone è anche ferocemente avvinghiato alla vita e alla giovinezza, tanto da divenire simbolicamente rivale del proprio figlio: la sua idea fissa – custodire, preservare e aumentare il suo capitale – lo priva della lucidità necessaria ad affrontare la realtà del mondo, lo trasforma in un bambino capriccioso, del tutto incapace di dare ascolto ad altri, e perfino di seguire la voce del sangue.
Perfetto egocentrico, ignaro e insensibile ai sentimenti altrui, quest’uomo che si immagina sereno e appagato, pronto ad afferrare una nuova chance di felicità convolando a nuove nozze (ossia comprando una moglie) per consolarsi della lunga vedovanza, vive invece una pericolosa inquietudine, costantemente preda dell’ansia e della paura; è un personaggio grottesco, un padre autoritario ma non autorevole, pronto a usare il suo potere sui figli per piegarli ai propri fini. La vecchiaia, come insegna la commedia antica (e confermano le cronache recenti) se non volge in saggezza, cade nel suo contrario e “l’avaro” per eccellenza, povero di affetti e pieno di sé fa mostra di tutta l’umana fragilità: patetico innamorato di una fanciulla che lo sposerebbe solo per il suo denaro, Arpagone cede davanti all’evidenza solo quando viene colpito al cuore, metaforicamente, da un misterioso ladro. Il suo dolore è finalmente autentico e così lo spavento per le sorti della cassetta sparita: l’iperbole comica si consuma intorno al dramma di un uomo ridicolo, la cui reazione sproporzionata al caso suscita ilarità, sul fondo amaro di una tragedia intima e personale, di una sofferenza irragionevole quanto reale.
Ispirata all’“Aulularia” di Plauto, la commedia di Molière offre un vivido ritratto corale di varia umanità, mettendo in luce con un perfetto meccanismo teatrale moventi chiari e occulti, aspirazioni e impulsi da cui scaturiscono i comportamenti umani, in un’avvincente giostra delle passioni. La trama – costruita intorno ad Arpagone e al suo tesoro – si complica nel fragile equilibrio degli affetti, in cui la devozione filiale si scontra con l’infantilismo e la superficialità paterna; e tutto il microcosmo che ruota intorno all’avaro è contagiato dall’interesse personale, ciascuno reagisce in base alle proprie inclinazioni, tra l’angoscia del presente e ai timori (e i desideri) per il proprio futuro. La libertà dei singoli personaggi è condizionata, oltre che da regole e convenzioni sociali, dalle relazioni e dalla gerarchia dei poteri: nel suo ruolo di pater familias, il vecchio ma non saggio avaro si fa arbitro del destino inseguendo il guadagno; ma il suo materialismo, invece che segnale di solidità e concretezza, è sintomo di egoismo. Egli sembra voler andare contro corrente, disposto perfino a sfidare la morale sposando in seconde nozze una donna molto più giovane, ma è la vita stessa, con la forza delle sue norme inderogabili, a ridurlo a più miti consigli, insegnandogli ad accettarsi qual è e a ripensare la sua scala di valori. La metamorfosi – se vera presa di coscienza o no, lo dirà il tempo – produce un vuoto, un vortice in cui verranno trasportate le esistenze di tutti i personaggi, già parte di quel mondo: servi e padroni, aristocratici o meno, dovranno confrontarsi con se stessi e finalmente provare a spiegarsi e comprendersi davvero, senza più alibi e maschere.

INCONTRO CON GLI ARTISTI: l’attore e regista Arturo Cirillo e la compagnia de “L’avaro” saranno protagonisti venerdì 7 marzo alle 17.30 al Cinema Odissea di Cagliari dell’incontro con il pubblico, nell’ambito della rassegna “Oltre la Scena – gli attori raccontano…” per una conversazione informale sullo spettacolo, sul ruolo del teatro nel raccontare vizi e virtù dell’umanità e sulla modernità dei classici. INGRESSO LIBERO (fino a esaurimento posti)
Tra cinema e teatro: per “Schermi e Sipari/ La grande prosa al Cinema Odissea” un nuovo, duplice appuntamento – lunedì 3 marzo alle 17 e domenica 9 marzo alle 11 (in matinée) – al Cinema Odissea in viale Trieste 84 a Cagliari con la versione cinematografica de “L’avaro” interpretata da Alberto Sordi, con la regia di Tonino Cervi.