Krav maga e difesa personale, è boom a Cagliari: “Così lo sport aiuta a vincere sulla violenza”

Gianfranco Carboni intervista Patrizio Loi, uno dei più qualificati istruttori in città. A Cagliari sempre di più le donne che decidono di iniziare corsi di difesa personale, ecco come funzionano: “Lo sport aiuta tantissimo: attraverso lo sport praticato in modo serio è possibile ritrovare la motivazione per reagire davanti ad un problema o ad un trauma subito”

Buon giorno Patrizio Loi, possiamo darci del tu?

Buon giorno a Lei Gianfranco, certo.

Mi è capitato di leggere, post sui social, il tuo impegno per la violenza di genere, mi ha dato l’impressione che sia un argomento a cui tieni particolarmente. E’ così?

La violenza di genere è un argomento al quale sono particolarmente sensibile da tanti anni. E’ un dramma dei nostri tempi che va affrontato da tanti punti di vista con una vera e propria rivoluzione culturale. Affligge tantissime donne, che sono vittime di violenze di vario tipo: fisica, psicologica, sessuale, economica, stalking, etc. La più riconoscibile è la violenza sessuale.

Da quando fai attività sportiva e che sport hai praticato?

Con le arti marziali e gli sport da combattimento, ho iniziato circa 30 anni fa. Ho praticato per 17 anni Judo all’interno della FIJLKAM (Federazione del CONI); per 5 anni Jeet Kune Do e Kali Filippino, in questi continuavo ad allenarmi con il Judo; da oltre 10 anni pratico Krav Maga, e mi sono specializzato nella difesa personale per civili e militari, nell’utilizzo del rattan (bastone) e del coltello. Prima. Oggi a cosa ti dedichi in particolare? Insegno Krav Maga ai civili, Kapap ai militari, e sono specializzato nella difesa personale per uomini e donne. Attualmente sono un tecnico della FIKBMS (Federazione del CONI), all’interno della quale negli anni ho conseguito le qualifiche tecniche di: allenatore, istruttore e maestro di 1°, 2°, e 3° grado (dan); Tecnico Europeo CONI-SNaQ di 2° livello: a livello internazionale le qualifiche tecniche riconosciute in Italia per la legge in vigore, vengono misurate dai gradi Europei SNaQ, che in totale sono 4.

L’anno sportivo inizia a settembre. Cosa consiglieresti ad un neofita ed a un esperto?

Il primo consiglio è quello di praticare sempre un’attività sportiva per curare il benessere psicofisico; cercare di aumentare la propria autostima e la propria condizione fisica, è di fondamentale importanza. Il secondo consiglio è quello di affidarsi sempre e solo a dei professionisti, seri e realmente preparati. Purtroppo nel mondo dello sport c’è molta disinformazione: non basta la simpatia e l’empatia per l’istruttore che troviamo in palestra, per considerarlo un insegnante affidabile. Non basta l’esperienza reale o presunta di chi si propone o si presenta come un istruttore o maestro: l’esperienza è infatti la condizione minima necessaria, ma da sola non basta. Chi insegna deve avere molte più caratteristiche: deve essere un professionista serio e professionale, deve amare quello che insegna, deve essere esperto, continuare ad allenarsi e a formarsi, ma soprattutto deve essere abilitato così come prevede la legge in vigore (Decreto Melandri, D.Lgs. 242/99). Affidarsi a tecnici, e non a degli improvvisati, è di fondamentale importanza. Quindi verificare il CV e i titoli di chi insegna, è di certo un ottimo consiglio che mi sento di dare.

Un’ultima domanda: si registra spesso, non so se sia semplice percezione, un aumento della violenza? Servono lo sport e la cultura sportiva per combatterla?

Purtroppo gli episodi di violenza, di violenza di genere, di bullismo, rapine, etc. sono all’ordine del giorno. La percezione spesso è data dalle notizie sui giornali o dalle chiacchiere da bar. Personalmente faccio sempre riferimento alle statistiche dell’ISTAT, che purtroppo non tengono in considerazione tutti quei casi in cui una vittima di violenza decida di non denunciare. Per combattere questi episodi, che rappresentano un dramma della nostra società, è importante lavorare su una vera rivoluzione culturale: bisogna lavorare sul concetto di parità di genere, su politiche integrate a tutti i livelli, sull’educazione dei più giovani e sulla comunicazione. Lo sport aiuta tantissimo: attraverso lo sport praticato in modo serio è possibile ritrovare la motivazione per reagire davanti ad un problema e/o ad un trauma subito, soprattutto è possibile avere un riferimento positivo importante. Sottolineo però che un istruttore in palestra non può e non deve sostituirsi ad un tecnico qualificato in altri ambiti: in certi casi è di fondamentale importanza per affrontare un trauma, un problema, e/o una violenza subita, la sinergia tra il lavoro che viene fatto in modo costruttivo in palestra, e quello fatto parallelamente con uno psicologo o psicoterapeuta.

Ami, si percepisce dal tuo curriculum, l’attività sportiva. Può essere per te un anche un lavoro?

Si assolutamente, se chi insegna possiede le caratteristiche di base necessarie: serietà, umiltà e passione, esperienza e preparazione, non devono mancare.

Gianfranco Carboni