“Io, cassiera in un centro commerciale di Cagliari: sono mamma di un bimbo, sul coronavirus dateci regole più chiare”

L’sos di una cassiera cagliaritana: “Sono madre di un bimbo che frequenta la scuola dell’obbligo, consapevole e favorevole alla chiusura delle scuole in quanto luogo di aggregazione fortemente a rischio contagio, ma allo stesso tempo potrei essere inconsapevolmente io ad “aprire le porte di casa” al virus, dopo una lunga giornata a stretto contatto col pubblico, in un ambiente chiuso e il condizionamento d’aria forzato, fra scambi di banconote, nessun controllo sull’afflusso di gente in un ambiente relativamente piccolo e manco una mascherina che possa garantirmi un minimo di protezione”


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Spettabile redazione,

lavoro in un centro commerciale presso una piccola azienda privata e sento ora più che mai l’esigenza di evidenziare le gravi condizioni di insicurezza nel quale ogni santo giorno siamo costretti ad operare in materia di prevenzione contro il contagio da coronavirus. La nostra, quella dei commessi e dei cassieri, sembra essere la categoria dimenticata da Dio e dalle istituzioni. Nessuna normativa che ci consenta di lavorare a strettissimo contatto col pubblico con un minimo di sicurezza, nessuno che disponga l’uso obbligatorio quantomeno di mascherine.

Sono madre di un bimbo che frequenta la scuola dell’obbligo, consapevole e favorevole alla chiusura delle scuole in quanto luogo di aggregazione fortemente a rischio contagio, ma allo stesso tempo potrei essere inconsapevolmente io ad “aprire le porte di casa” al virus, dopo una lunga giornata a stretto contatto col pubblico, in un ambiente chiuso e il condizionamento d’aria forzato, fra scambi di banconote, nessun controllo sull’afflusso di gente in un ambiente relativamente piccolo e manco una mascherina che possa garantirmi un minimo di protezione. Rivolgo dunque alle autorità competenti la richiesta di regole comportamentali più chiare in materia di tutela anche della nostra salute, perché sia reso almeno obbligatorio l’uso delle mascherine per coloro che come me lavorano a stretto contatto col pubblico diventando una regola, poiché l’iniziativa personale di indossare le mascherine non è sempre ben vista neppure dai datori di lavoro e si rischia di essere additati per ignoranza, come potenziali infetti.

Servono normative chiare in merito, niente dovrebbe essere lasciato al caso, essendo un diritto di tutti i lavoratori, quello alla salute! Poiché siamo tutti potenzialmente contagiati/contagiabili, per arginare la diffusione del coronavirus occorrono precise disposizioni anche per quanto riguarda noi operatori del commercio, “ultime ruote del carro”, su tanti fronti.

(Lettera firmata)


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