“Io, barbiere di Quartu pronto a riaprire: turni più lunghi per far lavorare i miei 7 collaboratori”

Ne fa una questione di principio, Alessandro Pinna, parrucchiere quartese: “Abbiamo accettato l’elemosina del Governo dei 600 euro, soldi che non bastano tra affitti, bollette e mutui: fateci riaprire”

Taglia capelli e barbe da vent’anni, Alessandro Pinna, 37enne quartese. Il suo salone si trova proprio nella terza città della Sardegna e, da due mesi, è sbarrato. Due giorni fa ha sentito il premier Conte, in tv, ed è rimasto amareggiato: “Abbiamo accettato l’elemosina dei 600 euro, che per molti erano comunque indispensabili, ma in migliaia non sono ancora riusciti ad averli. Ho sette collaboratori che non hanno ancora preso la cassa integrazione, lo Stato vuole farci ripartire a giugno”. Una decisione che viene totalmente bocciata da Pinna: “Non si rendono conto che già oggi in tanti sono alla canna del gas? Tutti avrebbero dovuto partecipare a questo sacrificio, economicamente e moralmente, ma era troppo impopolare chiedere un contributo a tutti gli italiani che fossero nelle condizioni di farlo, troppo poco populista per le vostre poltrone. Ci sarebbero volute delle riforme in tal senso. Lo Stato e il Governo si prendano per una volta le loro responsabilità, si prendano carico di tutte le persone che perderanno il posto di lavoro, e degli imprenditori che non riusciranno a farsi carico degli impegni economici presi prima di tutto questo”.

Il messaggio principale è uno: “Fateci riaprire”. Anche perchè, stando a Pinna, la loro categoria è stata lasciata “in balìa del proprio destino, alla mercè degli abusivi che fanno dello sciacallaggio il loro lavoro. Io, come tutti i colleghi, non ci sto. Solinas ha un piano per farci ripartire prima? Ok, sono disposto a lavorare anche il lunedì e, se sarà possibile, pure la domenica. Farò più turni, in modo da dare la possibilità di poter lavorare a tutti i miei dipendenti”.


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