“Io, antropologa sarda disoccupata: non mi assumono neanche come operaia”

L’incredibile storia di Tania, una ragazza sarda laureata in Antropologia. Emigra, non trova lavoro nel suo settore, ma non può lavorare neppure come operaia: “CI scusi, lei è laureata, ha troppi titoli per fare un lavoro comune”

di Tania Rossi

Sono una sarda emigrata nel nord Italia con la speranza di un futuro migliore, come tanti. Non ambisco a fare notizia ma credo di avere una storia dell’assurdo da raccontare e che meriterebbe un’attenzione da parte dei media. Mi sono laureata in Sardegna, in antropologia culturale. Laurea che ho dovuto inevitabilmente mettere nel cassetto come tanti altri colleghi. Qui al nord ho cercato lavoro in quell’ambito senza alcun successo. Così mi sono rassegnata a cercare qualsiasi altro tipo di lavoro che fosse dignitoso e mi consentisse almeno di mantenermi qui. Centinaia di curriculum ad aziende varie. Finché qualche giorno fa, un ennesimo annuncio di lavoro ha colpito la mia disperazione. Cercavano URGENTEMENTE operaie generiche per uno stabilimento di confezionamento di prodotti alimentari. Ho inviato la mia candidatura corredata di cv e questa è la risposta che mi è stata data per mail: “essendo laureata non può essere somministrata come operaia generica”. Ecco, questo è quello che vorrei denunciare. Dunque una laureata non può ambire a una posizione generica di base? Dunque a 38 anni non ho il diritto di lavorare nemmeno come operaia perché ho una laurea? Abbiamo un ministro dell istruzione che non ha un diploma e una laureata non può fare un lavoro umile? Parlatene vi prego. Perché questa situazione è quella che vivono ogni giorno migliaia di laureati che non possono lavorare nemmeno quando cercano lavori non consoni al titolo.


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