Insegnanti precari sardi sulle barricate: “Niente nomine e cattedre spezzate”

Manifestazione di protesta di Cobas e Usb davanti all’ufficio scolastico regionale. Al microfono esperienze e disagi di ciascuno

Dovrebbero avere come minimo il dono dell’ubiquità, oltre alla dote della pazienza – infinita – e della speranza che è sempre, o quasi, l’ultima a morire. Un film già visto tante, troppe volte, stesso inizio e identici titoli di coda: eppure, ancora una volta, gli insegnanti precari sardi ci credono, e scendono di nuovo in piazza per protestare, contro le mancate nomine ad anno già iniziato e contro la frammentazione delle cattedre che costringere a improbabili giri fra istituti lontani per completare l’orario della cattedra. Bandiere, cartelli, slogan e la richiesta immediata di intervenire sull’algoritmo assegna cattedre ricorrendo invece, come in passato, alle nomine in presenza, metodo ritenuto più trasparente.

Difficili, stando alle denunce, anche le domande da compilare per la messa a disposizione. “Basta precariato, vogliamo lavoro stabile”, recita uno dei cartelli branditi dai manifestanti. Contestato anche il metodo di pagamento: “L’anno scorso – racconta una delle insegnanti presenti – abbiamo vissuto un’esperienza assurda. I soldi non arrivavano come normali stipendi, ma ci pagavano una volta ogni tanto, persino 50 euro, peggio di un’elemosina. Siamo in una situazione davvero disastrosa”.

Intanto, una valanga di ricorsi è arrivata sulla scrivania degli uffici scolastici provinciali, già all’analisi dei direttori, che li stanno analizzando ma che di fronte alla frammentazione delle cattedre aprono le braccia: niente da fare, le regole sono quelle.

 

 


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