Incidenti nucleari, a quando un piano di emergenza anche a Cagliari?

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno inoltrato una richiesta di informazioni ambientali riguardo la necessaria pubblicizzazione e informazione dei piani di emergenza per i rischi di incidente nucleare in favore della popolazione residente a Cagliari e La Maddalena

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra hanno inoltrato (15 luglio 2015) una specifica richiesta di informazioni ambientali riguardo la necessaria pubblicizzazione e informazione dei piani di emergenza per i rischi di incidente nucleare in favore della popolazione residente a Cagliari e La Maddalena.

 

Infatti, in Sardegna regionale sardo i porti di Cagliari e di La Maddalena risultano esser classificati fra quelli che possono accogliere naviglio a propulsione nucleare (vds. elenco contenuto nel “Piano di emergenza per le navi militari a propulsione nucleare”, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione civile, luglio 1996) le relative popolazioni residenti appaiono, quindi, destinatarie dei relativi obblighi di informazione.

Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 e s.m.i., attuativo delle direttive n. 89/618/Euratom e n. 96/26/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, prevede che lo Stato provveda alla tutela delle popolazioni potenzialmente esposte al rischio di incidenti negli impianti nucleari delle varie tipologie mediante la predisposizione di specifici piani di emergenza (art. 115).         Detto obbligo sussiste anche nei casi in cui il rischio non sia preventivamente correlabile con alcuna area del territorio nazionale, nei casi di impianti situati al di fuori del territorio nazionale, nel corso di trasporti di sostanze radioattive e – in particolare – in caso di incidenti su naviglio a propulsione nucleare in aree portuali.

Aspetto fondamentale della predisposizione dei piani di emergenza per i cc. dd. rischi di incidente nucleare è la specifica campagna di informazione (art. 129), a carattere obbligatorio: le informazioni devono, inoltre, le informazioni devono essere sempre accessibili al pubblico e devono essere fornite senza che la popolazione debba richiederle.     La popolazione deve, inoltre, essere regolarmente informata e regolarmente aggiornata sulle misure di protezione sanitaria a essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di emergenza nucleare (art. 130)[1].

Responsabile dell’attuazione dei dispositivi dei piani di emergenza e dell¹informativa alla popolazione previsti dalla legge è il Prefetto territorialmente competente, che si avvale di un Comitato del quale fanno parte i rappresentanti delle Forze dell’ordine, dei Vigili del Fuoco, del Servizio sanitario nazionale, del Genio civile, dell’Esercito, della Marina, dell’A.P.A.T., della Regione interessata e degli Enti locali.    Il Dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve essere costantemente aggiornato sui piani di emergenza locali  e loro eventuali modifiche per potere coordinare eventuali emergenze di vasta scala che coinvolgano più Regioni.

In seguito a precedente istanza (21 marzo 2005) rivolta dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra, erano pervenute le seguenti risposte:

*  il Prefetto di Cagliari (nota prot. n. 0500187/12.B.1/Gab. dell’11 aprile 2005) aveva reso noto che “la Marina Militare – Comando Militare Marittimo Autonomo in Sardegna – Ufficio Operazioni/Difesa, in base alle indicazioni dello Stato Maggiore … , ha comunicato che non sussiste alcuna necessità di pianificazione di emergenza relativa a navi a propulsione nucleare e della conseguente comunicazione della medesima alla popolazione.    Questo in quanto la rada di Cagliari non sarà più compresa nell’elenco dei punti di approdo nazionali impiegabili per la possibile sosta di unità a propulsione nucleare;

 

*  il Prefetto di Sassari (nota prot. n. 2847/AREA III^/Prot.Civ. dell’8 aprile 2005) aveva, invece, reso noto che “il piano di emergenza esterna per l’arcipelago della Maddalena … di recente definito è attualmente oggetto di una specifica illustrazione agli organismi interessati alla sua attuazione” per consentire la condivisione delle procedure attuative.    Successivamente “si prevede che a breve … verrà assolta la finalità di garantire alla popolazione, secondo prefigurate linee di indirizzo, sia l’informazione preventiva sui casi di emergenza prevedibili, sia l’informazione sul comportamento da adottarsi nelle ipotesi di una concreta effettività dell’emergenza, pur non esistendo tuttora indicazioni da parte della prevista Commissione permanente per l’informazione né lo specifico decreto attuativo.   Giustamente si ritiene che “un’efficace risposta di protezione civile a qualsivoglia previsione di emergenza” discende dall’adeguata informazione preventiva e dall’opportuna conoscenza delle norme comportamentali da seguire in casi di emergenza.

 

Nel maggio 2005 il Prefetto di Sassari aveva consegnato la voluminosa copia del piano di emergenza per i rischi di incidente nucleare derivante dalla presenza dei sottomarini U.S. Navy a propulsione nucleare di S. Stefano, nell’Arcipelago della Maddalena, ai Comuni interessati (La Maddalena, Palau, S. Teresa di Gallura ed Arzachena).  

 

  Nel novembre 2005 il piano venne presentato a porte chiuse presso il Comune di La Maddalena, ma venne ritenuto inadeguato e inattuabile dall’Ente locale. Per la dovutainformazione alla popolazione ancora non risulta nulla di concreto, sebbene il pericolo principale fosse determinato dalla presenza dei sommergibili a propulsione nuclearedell’U.S. Navy, la cui base d’appoggio non è più operativa dal 2008.

 

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra auspicano che quanto prima si faccia chiarezza sull’attuale disponibilità o meno dei porti diCagliari e La Maddalena alla sosta di mezzi navali a propulsione nucleare, sull’esistenza e operatività di piani di emergenza e sulle necessarie campagne di informazione della popolazione interessata.  


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