Il Terzo Occhio: Sulla morte senza esagerare

Omaggio alla poetessa Wislawa Szymborska con “Sulla morte senza esagerare” del Teatro dei Gordi

Focus sull’enigma della fine – tra ironia e poesia con Sulla morte senza esagerare” del Teatro dei Gordi (produzione Tieffe Teatro – Milano) in cartellone mercoledì 13 marzo alle 20.30 al TsE di Is Mirrionis in via Quintino Sella a Cagliari sotto le insegne de “Il Terzo Occhio” – la rassegna del CeDAC dedicata ai linguaggi contemporanei incastonata nella Stagione 2018-2019 de La Grande Prosa nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

La pièce – liberamente ispirata ai versi della poetessa polacca Wislawa Szymborska (Premio Nobel per la Letteratura -1996) affronta un tema delicato e complesso come l’exitus, la definitiva uscita di scena che caratterizza il destino degli esseri umani con garbato umorismo mettendo l’accento sulle imperfezioni e gli errori di colei che «Occupata a uccidere,/ lo fa in modo maldestro,/ senza metodo né abilità./ Come se con ognuno di noi stesse imparando».

Un’opera senza parole, con la cifra affascinante e immaginifica del teatro di figura, ideata e diretta dal regista Riccardo Pippa e interpretata da Giovanni LonghinAndrea PanigattiSandro PivottiMatteo Vitanza, impreziosita da scenografie e costumi e dalle icastiche maschere di Ilaria Ariemme per riflettere sul mistero ultimo e su ciò che ci attende sulla soglia dell’aldilà – per chi ci crede – o forse del nulla. Un passaggio ineludibile – l’estrema stazione che in certo qual modo dà forma all’intera esistenza – si risolve nell’ennesimo goffo tentativo dell’infaticabile Thanatos (il dio greco figlio della Notte e fratello del Sonno) in un’incarnazione insieme grottesca e vagamente animalesca: la creatura che offre l’estremo abbraccio, che culla le sue vittime lasciandole senza respiro, in un gesto di tenerezza fatale, è inquietante ma anche (quasi) simpatica, così intenta a fare il suo triste ma necessario mestiere.

Sulla morte senza esagerare” – spettacolo vincitore del Premio Scintille 2015«per l’originalità della costruzione drammaturgica, la cura dei dettagli, il lavoro attorale e di regia, che lo proiettano decisivamente verso una dimensione creativa di probabile livello internazionale» ma anche per «il coraggio della giovane compagnia di intraprendere la linea di un teatro senza parole, che riesce a comunicare in maniera efficace, suggestiva e poetica attraverso il movimento, il gesto, le invenzioni scenografiche» propone un inedito e interessante sguardo sul drammatico epilogo di ogni esistenza. La morte è un territorio sconosciuto, fulcro di miti e leggende fin dall’antichità, onnipresente in tutte le culture e le civiltà con il suo corredo di riti e superstizioni: un confine che tutti siamo destinati a varcare, prima o poi, la cui sola idea – per i più spaventosa, attraente per alcuni – evoca il brivido davanti all’ignoto.

Coloro che amano vivere pericolosamente sfidano costantemente il potere di Thanatos, taluni sembrano quasi correrle incontro, quasi cercassero disperatamente la consolazione e la pace di quell’ultimo amplesso, per altri quell’incontro non è che la risoluzione naturale di un sereno cammino, un capitolo silenzioso che chiude il romanzo della vita. Sulla morte senza esagerare” rappresenta con la sintesi folgorante di un gioco di maschere quell’irrisolto e irrisolvibile enigma della fine – che solo conosce chi abbia varcato quella soglia fatale da cui non vi è ritorno: lo spettacolo fotografa gli ultimi istanti di personaggi diversissimi, giovani e anziani, donne e uomini, in una sorta di poetica danse macabre.

Sulla genesi della pièce, ha raccontato il regista Riccardo Pippa in un’intervista: «Non so perché proprio la morte. È una cosa molto naïve, penso. Ho visto un video di uno spettacolo di burattini dove c’era la morte che semplicemente guardava gli spettatori e tutti ridevano. Da lì ho iniziato a fantasticare. Ciò che lo spettacolo è poi diventato è frutto di suggestioni vicendevoli», quindi quasi un lavoro di creazione collettiva in cui ha visto la luce Sulla morte senza esagerare”

Una pièce onirica per ripensare – con semplicità – ad un tema inquietante: se la vita è una malattia mortale, la fine non è altro che “cura” definitiva dei mali e delle sofferenze, delle inquietudini e dei turbamenti terreni, il punto culminante della tragedia – la rassicurante quiete dopo la tempesta – nonché l’ingresso in una dimensione altra, in cui non esistono differenze né distinzioni sociali, né ansie e attese, neppure desideri ma solo lo spazio del ricordo e del rimpianto – per chi resta. «Non c’è vita/ che almeno per un attimo/ non sia stata immortale» – scrive Wislawa Szymborska: «La morte/ è sempre in ritardo di quell’attimo».


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