Il ricordo di Katia: “Io, sarda sopravvissuta al naufragio della Costa Concordia perché ho disobbedito” 

La donna, attrice di Elmas, è una delle naufraghe nella tragedia avvenuta al largo dell’isola del Giglio 10 anni fa, causata dall'”inchino maledetto” fatto, dal comandante, col timone della crociera: “Una donna dell’equipaggio voleva che andassi in uno dei punti di raccolta ma ho fatto l’esatto opposto, riuscendo a salire su una scialuppa prima che fosse troppo tardi. Nella ressa mi hanno sbattuta contro una ringhiera, ancora oggi ho danni alla schiena. Perché Schettino perchè non ha diramato subito l’ordine di abbandonare la nave? Tutte le 5 paratie erano allagate”

È una delle sopravvissute alla tragedia della Costa Concordia avvenuta dieci anni fa, il 13 gennaio 2012, al largo dell’Isola del Giglio. Katia Corda, attrice 51enne di Elmas, è comunque una delle vittime, da un punto di vista “psicologico”, del maledetto “inchino” fatto dal comandante Francesco Schettino. Un viaggio di piacere, “stavo accompagnando una mia amica parrucchiera, Gianna Melis, a un concorso dedicato al suo settore proprio a bordo della Costa”, che si trasforma in un incubo. Alla fine i morti saranno 32, e Schettino sarà poi condannato, tre anni più tardi, a sedici anni di carcere. “Ero insieme alla mia amica al ristorante, avevamo fatto in tempo ad ordinare solo il primo al cameriere quando, alle 21:35 circa, abbiamo sentito un fortissimo rumore”. Era quello dell’impatto della nave contro una delle rocce al largo dell’isola. Scoppia il panico: “La luce è mancata per dieci secondi, tutti siamo corsi verso i ponti. Ho disubbidito ad una donna dell’equipaggio che mi aveva ordinato, in modo assurdo, di andare verso uno dei punti di raccolta, ecco perchè penso di essermi salvata”. L’ordine di abbandonare la nave scatterà solo due ore dopo, ci sarà spazio anche per il famosissimo “Salga a bordo, c****”, urlato al telefono dal comandante della Capitaneria di porto di Livorno Gregorio De Falco allo stesso Schettino: “Nella ressa sono stata spinta contro una ringhiera, riportando seri danni alla schiena che sono riuscita a curare, solo in parte, con anni di fisioterapia. Solo dopo mezzanotte sono riuscita a salire su una delle scialuppe”, ricorda la Corda, in una notte gelida e di terrore, tra volti rigati dalle lacrime e occhi in preda alla disperazione. “Ci hanno portato in una chiesa dell’isolotto e lì abbiamo alloggiato”.
Tutti vicini, tutti uniti, tutti terrorizzati: “Da quel giorno non ho più messo piede su una nave, ho paura di entrare anche in una semplice cabina di un’imbarcazione”. Più che comprensibile, visto ciò che ha vissuto dieci anni fa. E un segno, tangibile, dei danni “psicologici” conseguenti al naufragio. Oggi Katia Corda sta meglio, “a parte alcuni dolori alla schiena, non so se passeranno”. Ha visto ciò che la giustizia italiana ha riservato a Schettino, non commenta la condanna ma, immaginando di avere il comandante “del tragico inchino” davanti, gli fa una domanda: “Come mai non ha dato l’ordine di evacuare nei primi momenti, quando dalle sale macchine l’avevano già avvisato che cinque paratie erano già completamente allagate? Ha continuato a non dare l’ordine di evacuare, se l’avesse dato prima di saremmo salvati tutti”.


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