Il nuovo Ligabue: “L’Italia fa finta di cambiare, ma resta a guardare”

Il nuovo album “Made in Italy” anticipato a Monza: una svolta “impegnata” per il cantautore,  che attraverso un personaggio racconterà in 20 canzoni nuove l’Italia di oggi. Non mancano le allusioni a Berlusconi e Renzi: “Mi son bevuto le promesse che hanno fatto, non c’è più niente da bere”. Per fortuna c’è anche la dissacrante Dottoressa

di Jacopo Norfo

“Un Paese che fa finta di cambiare, e intanto resta a guardare”. Altro che rime amore e cuore: il nuovo Ligabue presenta così in due splendidi concerti a Monza il nuovo album “Made in Italy”. Un concept album di venti canzoni, che raccontano la storia di un personaggio italiano che vive dentro la crisi del 2016. E se il nuovo singolo “G come giungla”, proprio per le parole forti del testo, aveva inizialmente spiazzato persino i suoi fan prima di diventare il tormentone in radio, le nuove canzoni colpiscono per la svolta “impegnata” del cantautore emiliano. Il solco fra la melodica e melensa “Tu sei lei” di Mondovisione e il testo di pezzi come “Ho fatto in tempo ad avere un futuro” è quasi abissale: in questo caso il personaggio racconta la sua grande disillusione della politica e degli ideali andati in frantumi, concetti che un tempo sarebbero stati cantati da Guccini. Un po’ lo stesso tema ribadito in “La vita facile”, altro pezzo nuovo nel quale sembrano riecheggiare alcune frasi di Berlusconi e Renzi, “mi son bevuto le promesse che hanno fatto, non c’è più niente da bere”. Non è un Ligabue per teenagers, quello del nuovo disco che rappresenta una svolta nella sua carriera. I toni sono crudi, il rock diventa blues e in certi versi persino un po’ soul. Per fortuna c’è “Dottoressa”, il brano dissacrante: il personaggio dopo un trauma finisce in ospedale e incontra una dottoressa molto particolare, della quale si innamora e con la quale finisce per fare l’amore, dimenticando tutto almeno per qualche momento. Una pulsione rock che ricorda moltissimo la celebre “Bambolina e barracuda”. 

Il parco di Monza è uno spettacolo nello spettacolo. Oltre al disco nuovo Ligabue festeggia i 25 anni di “Urlando contro il cielo”, che apre lo show  e lo termina anche in versione voce e chitarra, cantata dai 90mila fan quasi mimetizzati nel verde, ma che saltano e ballano diventando senza dubbio il pubblico più bello della musica italiana. La scaletta di 31 canzoni è una delle più riuscite degli ultimi anni: Ligabue quasi ammette che il suo periodo d’oro è stato quello dei primi dieci anni, quando attacca con Libera nos a malo e fa seguire “i duri hanno due cuori”, quasi mai fatta in tour ma decretata dai fan come la canzone più bella di sempre. E nel set acustico centrale rispolvera perle come “Metti in circolo il tuo amore” (spettacolare con le luci sospese) e “Lambrusco e popcorn”, che quasi scintillano in mezzo a grandi classici come “Piccola stella senza cielo”, “Balliamo sul mondo” e “I ragazzi sono in giro”. Il pubblico ha votato “Leggero” come la canzone che voleva assolutamente ascoltare, e lui non si tira indietro. Giura: “Mi hanno lasciato ben 370 giorni senza fare un concerto..beh lo sapete che è un supplizio per me”. Forse sarà per questo che sembra motivato come non mai, con una band impreziosita da una nuova sezione di fiati e dal ritorno di Max Cottafavi dei Clandestino, che con la sua chitarra fa ritornare i vecchi suoni in stile-U2. C’è molta più musica, gli arrangiamenti sono volutamente diversi, sembra quasi un’astinenza: un anno senza il suo pubblico, la voglia pazza di suonare, la gente che risponde con la stessa energia.

Diventa commovente lo show quando il Liga tira fuori dal repertorio “Lettera a G”, affermando di avere avuto il coraggio emotivo di cantarla una volta sola: la storia di un amico che muore, che poi ritorna nel pezzo che non esce mai dalla scaletta, “Il giorno di dolore che uno ha”. Sono proprio le assonanze il segreto della playlist  di Monza, con “Sogni di rock’n’roll” che finisce in un medley con la più nuova “Con la scusa del rock’n’roll”. Proprio quel “rock’n’roll che puzzava di rivoluzione, sapeva di aspettative in un paese tutto da rifare che si voleva rifare”, negli anni in cui la politica esisteva ancora. La sensazione è che il misterioso personaggio protagonista di “Made in Italy”- il suo nome verrà svelato nei prossimi giorni, mentre l’album uscirà il 18 novembre- ne suonerà e canterà delle belle proprio nella lunga campagna elettorale che attende il futuro dell’Italia. Tanto come dice il personaggio “si trova sempre una ragione per brindare, o per ricordare, o dimenticare…oppure stare solamente svegli, o scivolare sugli stessi sbagli, al limite dei sogni”.

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