Il governo si sfascia, centrodestra e 5 Stelle mandano Draghi a casa: si vota il 2 ottobre

Dopo una giornata rocambolesca, in cui è successo davvero di tutto, l’epilogo che questa mattina nessuno si aspettava: il Senato conferma la fiducia ma con soli 95 voti a favore su 133 votanti. Il discorso del premier ha fatto infuriare la Lega e Forza Italia che, dopo vertici di partito e coalizione, hanno deciso di non partecipare al voto. Stessa decisione per i grillini, bersaglio principale della replica pomeridiana di Draghi, che dice: “Non ho chiesto i pieni poteri, solo la fiducia”. Ora tocca a Mattarella che domattina, quando Draghi salirà al Colle dopo aver parlato alla Camera, salvo colpi di scena scioglierà il parlamento


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Di tutto, di più. Il surreale film della giornata parlamentare, che sembrava dovesse mandare in onda una sceneggiatura più o meno scontata, ha riservato sorprese che manco un thriller, fino ai titoli di coda che nessuno si aspettava fino a poche ore prima: governo a casa, si va a elezioni anticipate probabilmente il 2 ottobre. Al Senato Draghi incassa una tristissima maggioranza: 95 voti a favore, 38 contro su un totale di 133 votanti e 192 presenti, con la pesante assenza di Lega e Forza Italia.

La situazione ha iniziato a precipitare già durante l’intervento del premier questa mattina. Un intervento dove a sorpresa ha attaccato duramente la Lega per le sue posizioni su liberalizzazione dei taxi e balneari negando allo stesso tempo qualunque apertura su flat tax e pace fiscale. Un intervento durato 32 minuti e interrotto 18 volte dagli applausi, non da quelli di 5 Stelle e Lega che sono rimasti impassibili anche alla fine. Un intervento in cui Draghi ha sostanzialmente detto che l’unico modo per andare avanti sarebbe stato rinnovare il patto di fiducia alla base della nascita del governo, senza rimpasti, bis o inciuci di alcun tipo. Un intervento in cui, dopo aver ribadito la disponibilità a restare esclusivamente a capo della coalizione e del governo così come sono nati, ha chiesto per 4 volte ai parlamentari: “Voi siete pronti?”, rilanciando la palla nel campo dei partiti.

Da quel momento in poi, tutti e tutto in caduta libera.

Il centrodestra, che aveva dato disponibilità a un Draghi bis senza i 5 Stelle, finiti per qualche ora ai margini nonostante siano stati loro ad aprire la crisi, si è sentito attaccato e ha iniziato riunioni e confronti per decidere cosa fare. I grillini totalmente fuori controllo sono stati il bersaglio della replica pomeridiana del premier: “Il reddito di cittadinanza è una cosa buona, ma se non funziona non è una cosa buona”, ha detto Draghi aggiungendo che a causa dei pasticci sul superbonus “ora dobbiamo tirare fuori dai guai migliaia di imprese”. Entrambi i provvedimenti sono stati voluti dai 5 Stelle.

A sferrare il colpo finale, la decisione di Draghi di mettere la fiducia sull’ordine del giorno presentato da Casini. Apriti cielo: dopo aver urlato allo scandalo per aver utilizzato un parlamentare “di sinistra” (Casini ha passato trent’anni nel centrodestra prima di approdare nel Pd), il centrodestra e il Movimento 5 Stelle hanno deciso di non partecipare al voto.

Preso atto della situazione, nonostante tecnicamente la fiducia ci sia seppur con numeri davvero inaccettabili, Draghi salirà domattina al Quirinale, ma solo dopo aver tenuto il suo discorso alla Camera, come da programma, per rassegnare definitivamente le dimissioni. Prossimo passo, lo scioglimento delle Camere da parte di Mattarella previste per domani salvo sorprese e, questo punto improbabili, colpi di scena.

Data più probabile per il voto è il 2 ottobre, non essendo percorribile la prima utile ovvero il 25 settembre, giorno del capodanno ebraico e dunque non utilizzabile.