“Il futuro di Cagliari? Non lo decideranno 4 amici dentro il Palazzo”

La proposta di #CA-mbia, l’hastag che raggruppa sette liste civiche, inclusi i Riformatori, in corsa per le prossime elezioni comunali: tre giorni alla Fiera per decidere il futuro della città

Una tre giorni di discussioni alla Fiera per disegnare la Cagliari del futuro. Dei veri e propri Stati generali della città, che coinvolgano il mondo dell’impresa e dell’innovazione, le associazioni, la politica, ma anche cittadini ”normali” che vogliano dire la loro. La proposta è stata presentata questa mattina durante una conferenza stampa al Bastione di Santa Croce. “Chiediamo che si cambi metodo e che le scelte siano fatte insieme alla città – ha spiegato il deputato dei Riformatori, Pierpaolo Vargiu – Non è pensabile che il futuro della città venga deciso da pochi consiglieri comunali, quattro amici dentro il Palazzo che, mai come oggi, appaiono lontanissimi dai bisogni della città”.

Il gruppo politico punta il dito contro l’attuale amministrazione, colpevole di portare avanti “un’attività di pianificazione frenetica – hanno detto – che manca di qualsiasi visione strategica sulla vocazione identitaria della città. Ha senso dare una destinazione alla Manifattura Tabacchi, all’ex carcere di Buoncammino, al San Giovanni di Dio e al Palazzo delle Scienze, senza aver deciso quale sarà il futuro dell’ex caserma di Calamosca, dell’ex ospedale Marino, della Fiera e del Parco di Molentargius? Anche dal Piano particolareggiato del centro storico emerge la visione statica e ideologica di una città museale. La sensazione è che questa Giunta, per incapacità, si stia riducendo a progettare a spizzichi e bocconi spazi urbani che rischiano di restare senza abitanti. Questa amministrazione ha molti piani ma nessuna vera strategia, e proprio per questo evita il confronto”. Da qui la proposta delle sette liste civiche di organizzare tre giorni di discussione alla Fiera per il prossimo autunno. “Un percorso mai visto prima – hanno annunciato – che consenta di dare un ruolo centrale alla cultura della produzione del reddito, l’unica che può rendere sostenibile la qualità delle attività di welfare. Senza cambiamento di rotta, Cagliari muore”.