Il flop di Conte asfalta i 5 stelle anche in Sardegna: a Cagliari e Sassari sono gli ultimi della coalizione

Travolti dal successo degli alleati e doppiati dai Progressisti, che nel capoluogo hanno incassato il 14,7%, i grillini che nel 2018 grazie alla promessa del reddito di cittadinanza nell’isola avevano preso il 42%, si fermano al 5,5% e al 6,4% nelle due città che hanno visto l’exploit dei candidati di centrosinistra, superati da Alleanza Verdi e Sinistra e Sinistra futura. Bene il Pd: 15,7% a Cagliari, 20,4% a Sassari.


Per le ultime notizie entra nel nostro canale Whatsapp

Il flop di Giuseppe Conte, ex premier del movimento 5 stelle che attraverso le elezioni europee puntava a conquistare la leadership del centrosinistra, travolge e asfalta i 5 stelle anche in Sardegna, facendoli piazzare sia a Cagliari che a Sassari ultimi della coalizione come numero di voti. Non che alle regionali che hanno decretato la vittoria di Alessandra Todde avessero fatto un exploit – non arrivavano all’8% – ma nelle due tornate delle amministrative nelle principali città della Sardegna il dato si è fatto eclatante: i 5 stelle, a fronte di un trionfo delle coalizioni di centrosinistra di cui fanno parte, hanno ottenuto un misero 6,4% a Sassari e un ancor più misero 5,5% a Cagliari. Ovvero, sono l’ultimo partito della coalizione, doppiati nel capoluogo dai Progressisti (14,7%) e preceduti da Alleanza Verdi e Sinistra (6,7%) e Sinistra futura (5,6%). Il Pd si consolida invece come primo partito in assoluto e della coalizione sia a Cagliari che a Sassari, con rispettivamente il 15,7% e il 20,4%.
Lontanissimi i tempi, anche se parliamo di appena 6 anni fa, in cui i grillini nell’isola erano arrivati al 42%, grazie alla promessa del reddito di cittadinanza. Ma pur depurando il dato dall’effetto mantenimento a spese di chi lavora, il dato di Cagliari e Sassari fa riflettere perché, a pochi mesi dal voto delle regionali, i 5 stelle dovrebbero godere della fiducia in crescita degli elettori. Invece, rispetto alle regionali i grillini hanno perso ancora terreno, pur essendo stati finora loro a tenere il pallino della coalizione.
Conte, intanto, che a dimettersi come gli ha chiesto Casaleggio non ci pensa proprio, ha annunciato una riflessione interna. Certo è che, con uno scarno 10% di voti su scala nazionale, non potrà dettare linea e condizioni agli alleati come è riuscito a fare finora.


In questo articolo: