Il figlio uccide il padre a Is Mirrionis: “Per lui ero un bastardo”

Roberto Meloni è stato interrogato dai carabinieri che stanno conducendo le indagini sull’omicidio all’agenzia di scommesse.


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Una vita di rancori nei confronti del padre. Un’esistenza tormentata che si è snodata tra lavori saltuari e gravi difficoltà economiche. Dietro al gesto terribile di Roberto Meloni, falegname di 47 anni, ci sarebbe tutto questo. Un dolore sfociato in rabbia e poi nella premeditazione di qualcosa di terribile: l’omicidio del padre.

Ha raccontato di averci pensato a lungo prima di entrare in azione. E ieri sera ha fatto irruzione nell’agenzia di scommesse dell’uomo, in via Anglona ad Is Mirrionis, e ha fatto fuoco. Ercole Meloni, ex macellaio di 72 anni, è morto sul colpo: il figlio non gli ha lasciato alcuna possibilità di vita. Prima l’ha colpito con uno sparo, poi una volta a terra, è stato raggiunto da altri due proiettili della pistola 7,65.

Un’arma che Roberto Meloni ha impugnato con decisione, per poi scappare a casa e nasconderla sotto il letto. E’ stato proprio nel suo appartamento che i carabinieri del Comando provinciale l’hanno messo con le spalle al muro: erano stati i suoi rancori a muovere la sua mano. “Io sono stato trattato come un bastardo, e da bastardo ho deciso di comportarmi”.

Questa la sua spiegazione ai militari dell’Arma che stanno portando avanti le indagini per far luce su tutti gli aspetti della vicenda che ha scosso l’intero quartiere in cui il centro scommesse si trovava. L’assassino ha raccontato di essere stato abbandonato a tre anni dal padre, che si era fatto una nuova famiglia dopo la separazione. Lui, viveva invece con la madre e il suo lavoro non gli dava abbastanza da vivere. L’unica fonte di reddito era la pensione della donna, che dividevano.