Il caso Manuella: dal traffico di droga alla verità sulla strage di Ustica

“Nero come la Cronaca” ritorna con un altro mistero irrisolto, questa volta tutto cagliaritano: quello della sparizione dell’avvocato Gianfranco Manuella. Un intreccio di stranezze, depistaggi, invidie e falsi pentiti che investì in pieno il Palazzo di Giustizia e la città intera. Ma anche ombre legate al traffico di droga e ad attività illecite all’interno della base militare di Decimomannu, sino ad arrivare ai misteri della strage di Ustica. 


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Un intreccio di stranezze, depistaggi, falsi pentiti, invidie e gelosie che investì in pieno il Palazzo di Giustizia e la città intera. Ma anche ombre legate al traffico di droga e ad attività illecite all’interno della base militare di Decimomannu, sino ad arrivare ai misteri della strage di Ustica. 

Una triste vicenda, un duro colpo per la famiglia che da poco ha dovuto subire l’ennesimo grave trauma: quello della morte del nipote dell’avvocato, deceduto in un incidente stradale a Cagliari.

La mattina del 22 aprile 1981 Gianfranco Manuella salutò la moglie per recarsi al lavoro. Aveva 39 anni ed era un avvocato civilista. Una carriera tutto sommato normale e quasi anonima, come per molti suoi colleghi.

Eppure da quel giorno Gianfranco Manuella sparì nel nulla. Due giorni dopo, in via Abruzzi, venne ritrovata la sua auto. Era aperta e al suo interno c’erano gli effetti personali. Vennero subito scartate le ipotesi dell’allontanamento volontario e del sequestro di persona a scopo di estorsione. L’avvocato non viveva in condizioni economiche tali da indurre qualcuno a chiedere un riscatto per la sua liberazione.

Le indagini portarono alla luce alcuni aspetti dissonanti nella vita apparentemente normale di Manuella. Si scoprì che la mattina della scomparsa avrebbe dovuto incontrare un ex militare della Base di Decimomannu. Sembra che l’avvocato fosse di casa alla Base, un posto non accessibile ai civili. Godeva di amicizie e frequentazioni che ruotavano intorno al contrabbando di merci. Di certo si trattava di frequentazioni strane e c’è chi persino ipotizzò oscure storie di spionaggio.

In quegli anni Cagliari, diventò una importante piazza di spaccio e attorno alla sparizione di Manuella si intrecciarono presto vicende e personaggi di malavita: come Giovanni Battista Marongiu, un pregiudicato cagliaritano ucciso nel 1981 per un regolamento di conti, e Sergio Piras, ritenuto responsabile dell’omicidio. Piras affermò che Manuella fosse coinvolto in un grosso traffico di droga e che venne ucciso perché si era impossessato di una grossa somma di denaro. Riguardo la fine di Manuella le versioni saranno diverse e spesso contraddittorie, tra dichiarazioni, clamorose accuse e repentine ritrattazioni.

La più clamorosa fece tremare il Palazzo di Giustizia e i salotti buoni della città intera.

Uno dei malavitosi, Marco Marroccu, affermò che della morte e della sparizione di Manuella fossero responsabili alcuni suoi colleghi, noti e stimati professionisti. Alla luce di queste testimonianze, lacunose e contraddittorie, vennero arrestati gli avvocati Aldo Marongiu, indicato come il capo di una potente organizzazione dedita al traffico di stupefacenti, e i suoi colleghi Giampaolo Secci, Sergio Viana e Giuseppe Podda. Dopo l’ennesimo colpo di scena, ossia la ritrattazione dei pentiti e un numero enorme di udienze, si arrivò alla sentenza di primo grado con cui furono assolti da tutte le accuse. Una vicenda che vide dietro i falsi pentiti tanti “suggeritori” e “burattinai” rimasti nell’ombra. Una delle pagine più umilianti della storia della giustizia sarda.

Eppure emergono delle vicende ancora più oscure. Assodato il coinvolgimento dell’avvocato in traffici poco puliti, negli anni c’è chi afferma che se si vuole trovare la verità e rendere giustizia alla famiglia di Manuella, bisogna indagare sui misteri sepolti ad di là del filo spinato della Base di Decimomannu.

Può essere del tutto plausibile che Manuella sia venuto a conoscenza di segreti inconfessabili. Qualcuno in città è convinto, nonostante siano passati quarant’anni, che Manuella sia vivo, che si sia riparato all’estero o che addirittura la stessa Base sia il luogo dove venne occultato il corpo. Aleggia sopra la vicenda un altro mistero che valica i confini dell’Isola: quello del DC9 Itavia precipitato in mare al largo di Ustica il 27 giugno del 1980.

L’avvocato sarebbe venuto a conoscenza di notizie molto scottanti sul caso dell’aereo partito da Bologna e diretto a Palermo con 81 persone a bordo, e quasi certamente abbattuto da un missile. Il giorno della strage di Ustica i radar a Decimomannu rimasero misteriosamente spenti. Manuella entrava e usciva liberamente dalla base militare che a quei tempi era invalicabile. E c’è un altro particolare, quei cento milioni di lire che furono consegnati a Manuella qualche giorno prima della sua sparizione, soldi scomparsi casualmente insieme all’avvocato.

“Qualcuno ha creduto che lui sapesse qualcosa di troppo, è per questo che è stato ammazzato” ha affermato la moglie dell’avvocato.

Una pagina nerissima nella storia di Cagliari. Un caso di cui si parlerà ancora. Sono in tanti a volere la verità. Resta il dubbio: se Manuella è stato fatto sparire, è stato davvero ucciso? Dove, e da chi?

 

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