Il calvario di Antonello: “Papà morto di polmonite e chiuso dentro un sacco a Oristano perchè positivo”

Serafino Sardara muore all’ospedale San Martino. Nel cuore della notte i medici avvisano la famiglia e il figlio Antonello si precipita in camera mortuaria: “Non c’era, ho chiesto a tanti dottori e nessuno mi ha detto dove fosse mio papà. Dopo 8 ore mi hanno comunicato che, siccome era stato contagiato, l’avevano messo dentro un grande sacco bianco. Impossibile vederlo. E il giorno del funerale non si trovava il necroforo”

Un anziano morto, stroncato da una polmonite, ma contemporaneamente positivo al Covid. E, allora, diventa impossibile ospitare la sua salma nella camera mortuaria dell’ospedale. Sin qui la prassi, ancora valida, per chi purtroppo risulta, al momento del decesso, contagiato dal virus. Ma, nel caso di Serafino Sardara, 82enne di Simaxis, il calvario vissuto dal figlio Antonello sembra quasi da record. Triste. L’uomo muore nella notte tra venerdì e sabato nel reparto di Medicina. I dottori avvisano subito il figlio: “Mi hanno chiamato alle tre di notte del sabato, dicendo di presentarmi alle 8:30 nella camera mortuaria. Ho avuto la forza di avvisare l’agenzia funebre e, all’orario comunicato, sono arrivato all’ospedale”. Ma della salma del padre nessuna traccia. L’uomo inizia a girare tra tutti i reparti: “Sono partito da quello di Medicina, nessun medico o infermiere ha saputo dirmi dove fosse finito. Il giorno prima della morte c’erano stati casi di positività nel reparto, e anche mio padre era risultato contagiato. Aveva tre dosi di vaccino, il motivo del ricovero era una brutta polmonite”. Il tempo passa: “Il tempo? Le ore”, tuona il figlio. “Solo alle undici ho incontrato il necroforo e mi ha detto che avevano sistemato papà in una stanza poco vicina”. La rabbia inizia a scemare, Antonello sta per vedere il padre: “E invece no. A causa delle procedure Covid l’avevano chiuso dentro un sacco bianco e non l’hanno mai aperto. Una beffa, non ho avuto la possibilità di vedere per l’ultima volta chi mi aveva dato la vita”. All’ospedale, stando al racconto del 52enne, sarebbero stati inflessibili.
E i problemi sono proseguiti anche domenica mattina: “Il funerale era alle sedici, l’agenzia funebre ha dovuto attendere perchè la sala nella quale c’era la salma di papà non era aperta e il necroforo risultata irreperibile”. Alla fine, fortunatamente, il rito funebre si è svolto all’orario previsto. Ho voluto raccontare questa storia perchè spero vivamente che il calvario che ho vissuto non capiti mai a nessun altro”. E anche Mariano Ligas, titolare dell’agenzia funebre che si è occupata del funerale di Serafino Sardara, conferma i tanti, troppi disagi: “È una triste realtà di una sanità sarda ormai allo sbando e di un livello di umanità quasi nullo, dimostrato anche dal necroforo che, alla mia chiamata effettuata per aprirci la porta, quasi sembrava infastidito, come se l’avessimo disturbato”.


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