Il calendario dei ragazzi sieropositivi per combattere i pregiudizi

“Voglio dirti una cosa: io ho l’HIV” è il titolo del calendario 2017 realizzato da ragazzi sieropositiv di diverse città italiane. L’obiettivo è informare e sensibilizzare la società su questa tematica

Voglio dirti una cosa: io ho l’HIV“, è il titolo del Calendario 2017 realizzato dai ragazzi sieropositivi di diverse città italiane, grazie al contributo del PENTA (Pediatric European Network for Treatment of Aids) e con il contributo del Policlinico Federico II di Napoli, del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino della Clinica Pediatrica di Padova, dell‘Associazione Arcobaleno AIDS Onlus di Torino, l’Associazione Essere Bambino di Brescia, l’Associazione Polo Positivo Onlus di Cagliari, l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e il Centro Aurora contro l’AIDS pediatrico di Bologna.

In Italia, ogni giorno 11 persone scoprono di essere sieropositive. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità le nuove diagnosi di infezione da HIV sono circa 4.000 all’anno e questo dato è costante negli ultimi 5 anni. Il virus si diffonde principalmente attraverso i rapporti sessuali non protetti; la maggior parte delle infezioni avviene attraverso contatti eterosessuali. Inoltre, più del 25% delle persone che hanno contratto l’infezione non hanno fatto il test e non sanno di averlo (1 su 4). In questo caso è possibile diffondere il virus se non si adottano le appropriate misure preventive e, per lo stesso motivo, le madri sieropositive che ignorano il proprio status di sieropositività possono trasmettere l’infezione ai loro figli.

“Il nostro obiettivo primario – sottolineano i ragazzi autori del calendario – è informare e sensibilizzare la società sulla tematica dell’HIV. Da anni, noi ragazzi sieropositivi ci impegniamo affinché possa arrivare un messaggio sano all’esterno. Quest’anno abbiamo deciso di farlo con un calendario frutto di un lungo e intenso lavoro, nato dall’esigenza di comunicare che essere sieropositivi non vuol dire essere diversi ma semplicemente convivere con qualcosa in più. Vivere da sieropositivo è sicuramente impegnativo e comporta l’assunzione quotidiana di farmaci antivirali per tutta la vita, ma questo non ci impedisce di vivere una vita piena e normale”.

Sfogliando le pagine del calendario, le  immagini e le frasi proposte dai ragazzi  testimoniano  un forte desiderio di normalità percepito dai ragazzi che combattono senza sosta una battaglia contro il virus, ma soprattutto contro i pregiudizi e le paure delle persone nei confronti di chi è affetto da una patologia che, nonostante gli evidenti progressi in ambito medico-scientifico, è troppo spesso misconosciuta e talvolta  dimenticata.

Il processo culturale per consentire ai giovani ragazzi sieropositivi di uscire dall’ombra e sentirsi accettati senza riserve è ancora lungo e complesso e richiede un significativo impegno di comunicazione e informazione. Pesano come un macigno le parole che accompagnano il mese di Febbraio “Per un sieropositivo, vivere nella segretezza è come vivere da supereroe. E io non lo sono”, mentre il coraggio e la speranza si incontrano nella frase caratterizzante il  mese di Agosto: “l’HIV non è una sentenza a morte, ma la virgola di una lunga frase che è la vita!”, per chiudere con la determinazione e la voglia di riappropriarsi della normalità presenti nel mese di Dicembre: “Sono sieropositivo e voglio dirti che … mio figlio nascerà e crescerà sano. Potrò anche io costruire una famiglia come chiunque altro”.

Una nuova era di speranza si va affermando, anche nei paesi precedentemente devastati dall’AIDS. Numerosi e significativi sono i progressi della medicina, in particolare, la disponibilità di farmaci efficaci rende oggi possibile prevenire la progressione dell’HIV verso l’AIDS, riducendo il numero delle morti ad esso correlate. Per raggiungere sempre più ambiziosi traguardi sono fondamentali l’informazione, la ricerca scientifica e la prevenzione, ma anche la solidarietà, la lotta allo stigma e l’integrazione.


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