Il Cagliari resta Immobile, la classifica è disperata. Il tifoso argentino a Radio Casteddu: “Non molliamo”

Rossoblù sconfitti dalla Lazio all’Olimpico per uno a zero, ora la situazione è disperata: ogni giorno alle 13,30 su Radio Casteddu “A bocce ferme”, il giornale radio del Cagliari su Radio Casteddu condotto dal nostro Gigi Garau. Ieri nella trasmissione dopo il Cagliari anche l’intervento di un tifoso dall’Argentina: “Non molliamo”

IL CAGLIARI RESTA “IMMOBILE”
Rossoblù sconfitti dalla Lazio all’Olimpico per uno a zero, ora la situazione è disperata: ogni giorno alle 13,30 su Radio Casteddu “A bocce ferme”, il giornale radio del Cagliari su Radio Casteddu condotto dal nostro Gigi Garau. Ieri nella trasmissione dopo il Cagliari anche l’intervento di un tifoso dall’Argentina: “Non molliamo”.
Il 7 di febbraio, giusto due mesi dopo (7 novembre) l’ultima vittoria in campionato del Cagliari di Di Francesco, si gioca all’olimpico, un acquazzone ha reso il campo pesante prima della gara e pesante è il clima in casa rossoblù che deve affrontare una delle squadre più in forma del campionato con diversi giocatori indisponibili. Di Francesco fa di necessità virtù, schiera Rugani (ha giocato pochissimo in questa stagione) dal primo minuto, dispone la difesa a tre con Godin, Walukiewicz e Rugani, tiene leggermente più alti i laterali Zappa e Lykogiannis, davanti ai quali schiera il trio Nandez, Marin e Nainggolan, l’unica punta è Pavoletti, supportato dal solito Joao Pedro. Il Cagliari pensa ad una difesa solida e schiera tutta la squadra nella propria metà campo, lasciando il pallino del gioco agli avversari, la Lazio è squadra tecnica, veloce ed esperta e non si fa prendere dalla premura, lavora un’infinita quantità di palloni e cerca sempre di sorprendere la difesa cagliaritana con affondi e giocate rapide. Il fortino rossoblù tiene per i primi 45’ minuti, poi l’infotunio di Lykogiannis che lascia il posto a Tripaldelli, l’occasione mancata da Marin che spedisce alto davanti a Reina e quindi il solito Immobile che non sbaglia, calciando a rete a pochi passi da Cragno che sino a quel momento aveva parato tutto. Il Cagliari cerca di riorganizzarsi ed andare a cercare il goal del pareggio, Nainggolan gira a vuoto in una zona del campo dove i ragazzi di Di Francesco si vedono poco e male, tra le linee si da un gran da fare Marin e il solito Joao Pedro, ma Reina non corre grossi pericoli. Finisce con l’ennesima sconfitta del Cagliari che nelle ultime nove gare ha racimolato solo un punto. Il progetto di Francesco sembra essersi dissolto nell’aria, la squadra occupa il terzultimo posto e le squadre che sembravano fortemente in crisi ad inizio di stagione, dopo aver cambiato guida tecnica, stanno scalando la classifica. Per il Cagliari non ci sono scusanti, l’atteggiamento della squadra non è quello ideale di una compagine che deve lottare per la salvezza e non è presunzione, da quello che vediamo, ci sembra di notare poca determinazione nell’approccio alla gara, scarsa convinzione nella fase difensiva e poche idee in fase offensiva. Il mercato di gennaio ha fatto uscire centrocampisti e portato difensori, come se il problema di questa squadra fosse circoscritto alla difesa, invece il Cagliari non segna, non si rende pericoloso, non tiene in apprensione gli avversari. Anche ieri abbiamo visto alcune circostanze in cui, banali passaggi a centrocampo, si sono trasformati in pericolose azioni offensive per gli avversari, anche nei calci da fermo si denota una superficialità inammissibile per calciatori che sulla carta dovrebbero proporre ben altro. Se a questo si aggiunge la paura di sbagliare che ormai sembra incombere e l’ansia di fare risultato a ogni costo, la frittata è bella che servita, la squadra non riesce ad essere determinata, si arriva sempre dopo sui palloni e quando si è in difficoltà ci si trattiene dal metterci il fisico, si aspettano gli avversari nella propria metà campo, gli si concede di manovrare agevolmente e cercare le soluzioni tutte le soluzioni d’attacco. Ieri, contro la Lazio, la squadra non riusciva ad uscire dalla propria area di rigore, le ripartenze si fermavano sulla tre quarti e i biancocelesti ricominciavano ad attaccare. Non vogliamo trovare colpevoli o responsabili di questo stato di cose in cui vive la squadra di Di Francesco, sarebbe inutile in questo momento addossare colpe o cercare alibi, in questi due mesi di buio, abbiamo visto soprattutto una squadra spenta, poco grintosa, distratta, incapace di mordere il pallone ad ogni azione. Con la gara di ieri, è coinciso anche il terzo ritiro consecutivo della squadra, evidentemente l’aria di Asseminello non porta bene ai giocatori e forse questi ritiri pre partita sono più controproducenti che altro, serve una scossa vera, che dia motivazioni a calciatori in crisi, professionisti che lavorano sodo durante la settimana ma che alla prova del campo sembrano sfiduciati e poco determinati. Ricordo una partita del campionato di serie C, il Cagliari di Ranieri giocava al Renato Curi di Perugia, stadio colorato di rossoblù e squadra che perdeva due a zero (doppietta di Ravanelli) a dieci minuti dalla fine e con la promozione in serie B già conquistata, i rossoblù diedero l’anima sino alla fine, cercando in tutti i modi di raddrizzare la gara, nonostante l’inutilità del risultato ai fini della classifica. Una domenica indimenticabile in cui i settemila tifosi cagliaritani del Renato Curi, gridavano a squarciagola “sino alla fine, lottate sino alla fine” e la squadra seguiva.