I tassisti di Cagliari: “Abbiamo il Pos ma guadagniamo poco e siamo strozzati dalle banche”

Multa sicura da oggi se il cliente non può pagare col bancomat, chi guida i taxi giura di essere già pronto ma di avere le tasche più vuote. Mario Mirabella: “Benzina più cara di 400 euro al mese, 3 euro per lo scatto di partenza sono troppo pochi”. Massimo Orrù: “Un euro e dieci centesimi al chilometro, meglio aumentarlo a 1,30. Tanti clienti vogliono pagare col Pos, i contanti stanno sparendo”

Lo giurano, a voce alta e mettendoci la faccia: “Il Pos? Ce l’abbiamo già da anni. E lo utilizziamo, solo se lo chiede il cliente”. I tassisti di Cagliari non dovrebbero quindi rischiare multe, in caso di controlli: da oggi è obbligatorio per legge garantire i pagamenti con il bancomat o la carta di credito. Banconote e monete sono bene accette, ma se chi deve pagare la corsa preferisce la strisciata sul Pos dev’essere messo in condizioni di poterlo fare. Il problema, meglio, i problemi sono altri: la benzina alle stelle, la crisi generale dei consumi e le commissioni delle banche. Ecco perchè i tassisti cagliaritani delle cooperative Rossoblù e 4 Mori chiedono al Comune di rivedere, al rialzo, le tariffe. O si aumentano i prezzi o il guadagno, insomma, è destinato ad assottigliarsi sempre di più. Mario Mirabella lo dice chiaramente: “Accettiamo tutti i pagamenti elettronici, nessun tassista è sprovvisto di Pos. I nostri incassi sono registrati e non abbiamo problemi, la seccatura è che per ogni singola transazione le banche ci succhiano tra 1,70 e due euro, senza mettere nel conto il noleggio delle macchinette per i pagamenti virtuali”, dice. “Sino a quando le banche faranno così, non potremo essere incentivati a proporre questo tipo di pagamento al cliente, ci limiteremo ad accettarlo. Lo Stato potrebbe aiutare gli istituti bancari, i nostri 25 autisti sono d’accordo anche sul fatto che, visto che un pieno di benzina ci costa 50 euro in più e che, mediamente, al mese ne spendiamo più di quattrocento, i 3 euro dello scatto alla partenza e i sei per la corsa minima sono prezzi che il Comune deve rivedere”.
D’accordo anche Massimo Orrù, vicepresidente della 4 Mori: “Tutti col Pos, il 30 per cento dei pagamenti avviene ormai così e, nelle ultime settimane, è pure aumentato. Ogni transazione però ci porta ad essere strozzati dalle banche”, sostiene, “le commissioni sono ancora troppo elevate ed è questo fatto che rappresenta un freno e che ci fa preferire i contanti. Non è una questione di tracciabilità”, prosegue, quasi a voler sgombrare il campo da possibili accuse legate al ritornello, vecchio come il mondo, dei tassisti evasori e ricchi. Altro che ricchi: “Non sappiamo quanto durerà la guerra in Ucraina. Pensavamo che l’aumento del costo della vita fosse passeggero e non duraturo. E, da 5 anni, non vengono ritoccate le nostre tariffe. Anche passare da 1,10 a 1,30 euro al chilometro, in città, significa tanto per noi. E la corsa minima può aumentare dagli attuali sei a sette euro”.


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