I sindaci dell’Oristanese sul piede di guerra occupano la 131: “Situazione disastrosa nella nostra sanità”

I sindaci dell’oristanese sul piede di guerra, protestano e occupano un breve tratto della Statale 131 all’altezza di Tramatza: chiedono risposte urgenti alle problematiche della sanità oristanese che la pandemia ha ulteriormente aggravato

I sindaci dell’oristanese sul piede di guerra, protestano e occupano un breve tratto della Statale 131 all’altezza di Tramatza: chiedono risposte urgenti alle problematiche della sanità oristanese che la pandemia ha ulteriormente aggravato.

Erano circa 50 i sindaci della provincia di Oristano che questa mattina hanno manifestato lungo la strada statale 131 in difesa del sistema sanitario territoriale.
I primi cittadini, in fascia tricolore e con il gonfalone, e i Consigli comunali dei tre Distretti sanitari della provincia di Oristano si sono ritrovati sulla Carlo Felice, all’altezza di Tramatza, in direzione nord, per manifestare e rilanciare la vertenza sanità.
Nei mesi scorsi più volte i rappresentanti delle istituzioni comunali hanno lanciato il grido di allarme di un territorio dove il sistema sanitario è alle prese con una profonda crisi. Lo hanno fatto a Cagliari, davanti e dentro al Palazzo del Consiglio regionale, a Oristano davanti alla ASSL e in piazza Roma, a Solarussa e a più riprese in riunioni, assemblee e conferenze stampa. Oggi ci hanno riprovato, rivolgendosi ai più alti livelli istituzionali per chiedere una immediata inversione di rotta e il rispetto del diritto alla salute da parte dei cittadini di tutta la provincia.
La Carlo Felice per un quarto d’ora è stata chiusa e il traffico è stato deviato sulla complanare. Il corteo degli amministratori comunali ha potuto sfilare e rendere pubblico un documento molto duro che denuncia lo stato di crisi della sanità oristanese.
Questo il testo che in rappresentanza di tutti i Comuni della Provincia di Oristano è stato sottoscritto dai presidenti dei tre Distretti sanitari Andrea Lutzu per Oristano, Francesco Mereu per Ales Terralba e Stefano Licheri per Ghilarza Bosa: “Il tempo dei buoni propositi e degli auspici è scaduto.
I troppi problemi della sanità oristanese, ben noti, denunciati da anni e ben lungi dall’essere risolti, peggiorano nel tempo.
Le criticità, aggravatesi nei mesi caratterizzati dall’emergenza covid-19, hanno messo in evidenza i tanti punti deboli che ereditiamo da scelte politiche ed organizzative del passato e purtroppo del presente.
È tempo di risposte concrete, di invertire una direzione che senza mezzi termini sta condannando i cittadini dell’intera provincia oristanese ad una grave e progressiva diminuzione dei servizi sanitari ospedalieri e della medicina, della quale non si vede soluzione.
Come Sindaci dei tre Distretti Socio-Sanitari della Provincia di Oristano ci abbiamo provato in tutti i modi.
Abbiamo chiesto, più volte, che l’attenzione del mondo politico regionale e dei responsabili regionali e locali delle istituzioni sanitarie si concentrassero in maniera decisa sulle condizioni di un sistema che dovrebbe garantire alla popolazione prestazioni sanitarie accessibili minime.
Si perde il conto di delibere di Consiglio Comunale, incontri, dibattiti, documenti, comunicati, manifestazioni, spesso svolti assieme ai sindacati, ai comitati e alle associazioni.
Tutto questo, finora, non è bastato, ma non ci arrendiamo.
Il territorio di Oristano deve essere assistito da un servizio ospedaliero oggi gravemente compromesso dalla chiusura di reparti e dalla parzialità dei servizi. Si parla di mancanza di personale, mancanza di medici e di infermieri, mancanza di attrezzature, di lavori non eseguiti. Si possono citare, a solo titolo di esempio per il San Martino di Oristano, le croniche difficoltà del pronto soccorso a causa del personale sottodimensionato, le criticità che riducono notevolmente l’operatività delle sale di emodinamica che dovrebbe invece essere attiva h 24, la drammatica carenza di anestesisti.
È evidente che manca anche la capacità e la chiara volontà politica e organizzativa che consenta al sistema sanitario della Provincia di Oristano di uscire dal tunnel dello sbriciolamento dei servizi essenziali centrali e periferici nel quale è piombata.
Basta coi turni massacranti, con reparti sguarniti che forniscono prestazioni ridotte o a singhiozzo; interi ambiti territoriali senza medico di base, senza pediatra; malati con gravi fragilità costretti a sacrifici massacranti o non assistiti.
Basta con l’assenza di soluzioni, basta con i tentativi continui che falliscono miseramente, coperti da giustificazioni che spesso hanno il sapore del ridicolo.
A questo scenario noi sindaci dell’Oristanese ci opponiamo, è tempo che ognuno si assuma per intero le proprie responsabilità.
Scendiamo nuovamente in campo accompagnati dai nostri consigli comunali. Portiamo con noi i gonfaloni, simboli delle comunità che rappresentiamo.
Scendiamo in campo, uniti, a nome di tutti i cittadini, per dire con forza al governo regionale, ai rappresentanti politici dell’Oristanese, ai manager della sanità che il tempo dei buoni propositi ormai è scaduto.
Vogliamo risposte, azioni e gesti concreti.
Ci riserviamo, nel caso non arrivino le risposte richieste, di attuare continuativamente altre forma di protesta incisive fino ad ottenere i risultati attesi dai cittadini della Provincia di Oristano”.


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