I ristoratori superstiti della Marina: “Dal Covid ai costi folli delle materie prime, abbiamo dovuto alzare i prezzi”

Dai lockdown e restrizioni agli aumenti pazzi di pasta, carne e pesce. Nel rione cagliaritano si passa da un’emergenza all’altra. Maurizio Dedoni: “Prezzi ritoccati del 15%, così posso pagare gli stipendi ai dipendenti: c’è più movimento e la malamovida non è certo colpa mia”. Massimo Mazzei: “Deserto in settimana e nel weekend non va meglio: i residenti ci accusano di creare caos? Falso, e da fine giugno non avremo nemmeno i tavolini esterni”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

C’è chi si è arreso e ha chiuso il proprio locale food anche alla Marina. Numeri non elevati, per quanto ogni fallimento porti, per l’effetto strascico, tante famiglie a non avere più un reddito sicuro. La maggior parte dei ristoratori del rione cagliaritano simbolo di tavolate e abbuffate, però, ha resistito. Si definiscono “superstiti”, dopo due anni di restrizioni e lockdown, con ristori da fame, riuscire a tenere alzata la serranda e garantire le paghe ai dipendenti rasenta il miracoloso. Ma la nuova legnata è già arrivata, l’aumento folle dei costi delle materie prime: dalla pasta al pesce, dalla carne alle verdure. E gli aumenti, poi, si riflettono immancabilmente nei menù proposti ai clienti, che stanno ancora scarseggiando. Maurizio Dedoni, dal suo ristorante di via Baylle, non la fa tragica ma ammette i ritocchi: “Diciamo che sta andando bene, il movimento è ripreso dalla settimana scorsa, penso anche grazie ai voli diretti. Il problema sono tutti gli aumenti anche se non ci sono più restrizioni”, osserva. “Materie prime, luci, gas, ho dovuto aumentare il menù del 10-15%. Sono stato costretto a farlo, sto cercando di aumentare gli stipendi del personale, dev’essere aiutato. In settimana vado benino, la gente ha voglia di uscire e vivere”. Dopo due anni di virus, però, Dedoni conferma di essere un sopravvissuto: “È stata veramente dura, molti pensano il contrario di noi ristoratori ma non è stato semplice”. Dedoni non ha ancora ricevuto l’ultima bolletta della luce: “Se sarà molto alta vi aggiornerò”, dice, abbozzando un sorriso: “Anche la benzina costa di più, se ho aumentato i prezzi aumento gli stipendi dei miei ragazzi”. E c’è spazio anche per rispedire al mittente le accuse della malamovida: “Ai residenti dico che la malamovida non è colpa nostra. Comune, Regione e prefetto sanno che in alcuni locali, la notte, vendono alcol ai minorenni. Ci passiamo noi, che lavoriamo onestamente e teniamo i posti ordinati”.
Massimo Mazzei gestisce un ristorante in via Barcellona: “Tira un’aria fredda, la gente non va ancora in giro. I contagi comunicati sono ancora alti e molti sono rimasti senza soldi per la crisi post pandemia. Ho ritoccato i prezzi, qualche mio collega magari ha esagerato un po’, ho fatto aggiustamenti tra cinquanta centesimi e un euro, ho fatto il minimo possibile perchè i costi delle materie prime, anche per colpa della guerra, sono aumentate. In settimana, la sera, è un deserto, e nel weekend non va meglio. Si vede qualcuno in più ma chi esce sono soprattutto i ragazzini, gli adulti che sono prioritariamente miei clienti raramente escono venerdì e sabato”, sostiene Mazzei. E poi c’è l’eterna lotta tra chi ha un locale e una parte dei residenti che contestano caos e tavolini: “C’è un fatto moto grave, con la fine dell’emergenza sanitaria, il 31 marzo, tutte le concessioni in deroga scadranno il ventotto giugno. Dal giorno dopo chi ha avuto un aumento della superficie esterna per sedie e tavolini non ce l’avrà più. L’assessore alle Attività produttive è molto vicino ai nostri problemi, sembra però che non ci siano soluzioni. E, proprio con l’estate, quando potrei recuperare in parte le perdite, avrò meno spazi a disposizione”.


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