I politici sardi litigano, i giovani in fila per un posto da commesso

Il caso Bershka dimostra la disperazione del lavoro che non c’è: migliaia di ragazzi si disperano per una selezione in un negozio al centro commerciale


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Nello stesso giorno in cui Ugo Cappellacci e Francesco Sanna litigavano a Roma sulla legge di stabilità, oltre ventimila ragazzi cagliaritani condividevano su Facebook l’articolo sull’apertura del negozio Bershka alle Vele, con in palio meno di cinque posti di lavoro da commessa. I politici sardi cercano i voti, la gente cerca il lavoro: questa è la differenza, la vera scollatura tra i partiti e i ragazzi nell’anno del far west occupazionale. Ci sarà un motivo per il quale migliaia di giovani si arrabbiano per i criteri di selezione di un paio di commesse al centro commerciale? Ci sarà un motivo per il quale viene richiesta anche la laurea per questo tipo di impieghi, siamo di fronte a una dequalificazione totale?   Bershka, Ikea, Decathlon: gli stessi grandi marchi che possono affossare definitivamente il commercio cagliaritano vengono visti come le uniche speranze dei disoccupati. Un paradosso vero, tenendo presente del boom mancato di Globomoda, che ha aperto appena quattro mesi fa a Cagliari.

Sta passando la linea della sfiducia,della rassegnazione. Del lavoro che non c’è e si trova soltanto con le amicizie politiche o dei poteri forti. I più furbi ricordano che, in fondo, è sempre stato così. Sta passando la logica che una, due, dieci serrande abbassate della via dove sei nato che si abbassano non fanno più notizia, non stupiscono. Ogni negozio che chiude si porta via però almeno 5 posti di lavoro, indotto compreso. Sta scomparendo il lavoro dei privati, arriva a fine mese solo chi ha un posto da statale e il weekend libero. A Cagliari non si ricorda più nemmeno quando ci sia stato l’ultimo vero concorso pubblico. Le agenzie nate per crearlo, il lavoro, quasi si nascondono. Ci sarà un motivo per il quale si è arrivati a una disperazione tale che, se apre un negozio di moda trendy femminile, in migliaia sono pronti a mettersi in fila? Alcuni magari sono gli stessi di Piazza Italia, il negozio che ha chiuso con un ricatto: o saluti la tua famiglie e ti trasferisci in Toscana, o scordati lo stipendio.

Paradossalmente i più penalizzati sono proprio i ragazzi che studiano, si specializzano, e si trovano quasi tagliati fuori dal mercato già a 32 anni. Per cercare un contratto non si mettono in mostra le proprie qualità, nessuno legge più un curriculum: contano soltanto i centri di potere. La flessibilità è a senso unico. La politica che dovrebbe trasmettere se non gli ideali almeno un barlume di speranza non sa più parlare alla gente. Decine di consiglieri regionali sono indagati per avere speso i soldi pubblici per Mont Blanc, orologi e sfarzosi matrimoni. La Barracciu e Cappellacci, i due possibili candidati governatori della nostra isola, sono entrambi inquisiti per un tipo di reati che certamente nessuno di quelle migliaia di giovani disoccupati in fila per Bershka avrebbe mai potuto commettere. C’è chi vive nei cristalli di vetro e chi sta fuori, ma ora le distanze sembrano incolmabili. Esattamente quanto il vaso è colmo. Nell’era dei Big Data, c’è chi nell’area vasta di Cagliari cerca lavoro affidandosi disperatamente al proprio stato di Facebook, privato anche della sua dignità. La tensione sociale aumenta: pensate che ieri la nostra redazione è stata subissata di messaggi dal quartiere di Sant’Elia, dove una giovane mamma è stata sfrattata insieme alla sua bimba di 2 anni. Ci dicevano: in quel palazzo sono tutti abusivi, ma sfrattano lei perché non ha amici negli uffici che contano, e non le hanno mandato neanche un’assistente sociale. Nei quartieri popolari i sussidi sociali sono diventati i veri stipendi. Non lavorano più neanche gli addetti alle pulizie: ieri gli studenti dell’Università ci hanno mandato le foto dei sacchetti coi quali si sono trasformati in netturbini, per ripulire la facoltà dai rifiuti. Nel frattempo i politici gongolano degli scivoloni dei loro avversari,sino alla prossima inchiesta giudiziaria. Però adesso le storie, ci piacerebbe tirarle fuori. Come avete perso o trovato il lavoro? Quali sono davvero le regole, chi vi sfrutta, quanto vi paga? Cosa vi hanno risposto quando avete bussato alle aziende? Quali sono davvero i criteri di selezione? Raccontateci la vostra personale battaglia per trovare un lavoro, anche solo con un messaggio su WhatsApp Casteddu al 3420428755. Vi garantiamo la segretezza delle fonte, ma racconteremo la vostra verità.