Ha salvato 5 persone in 2 ore: osteopata romano eroe a Cala Sinzias

Ha salvato un ragazzino che rischiava di annegare alle 15 e poi nel pomeriggio altre 4 persone. Per chi l’ha visto in azione e abbracciato ieri nella spiaggia di Cala Sinzias è un eroe. Ma lui Gabriele Benedetti, 33 anni, romano, osteopata, esperto di kite surf, si sente solo una “persona fortunata. “I sardi hanno un modo unico di dimostrare affetto” dichiara, “mi hanno abbracciato quando ero stremato ed è stato bellissimo”

Ha salvato 5 persone in poche ore: un ragazzino alle 15 e poi nel pomeriggio in pochi minuti altre 4 persone, tra i quali una ragazza e un settantenne. Per chi l’ha visto in azione e abbracciato ieri nella spiaggia di Cala Sinzias è un eroe. Ma lui Gabriele (come l’arcangelo) Benedetti (come gli attimi in cui ha salvato 5 vite umane), 33 anni, romano, osteopata, esperto di kite surf, si sente solo una “persona fortunata” che ha aiutato 5 persone in difficoltà in un pomeriggio al mare in cui si è rischiata la tragedia.

 L’eroe trascorre le vacanze abitualmente a Costa Rey, dove il padre ha una casa da 40 anni. E ieri si trovava in spiaggia a Cala Sinzias. Il mare ha iniziato ad ingrossarsi verso le 14 e 30 e alle 15 un ragazzino di 13 anni in difficoltà che rischiava di annegare chiede aiuto. Benedetti e un ragazzo sardo lo raggiungono: “Non riuscivamo a rientrare a riva e così ho detto alla persona che era con me “cerca di tornare da solo” e io ho detto al piccolo di attaccarsi al mio collo e siamo tornati in spiaggia”.

 Benedetti non aveva mai salvato in mare nessuno prima di quell’occasione, in cui ha avuto però modo di studiare le correnti, le onde, i fondali e di collaudare una tecnica di salvataggio. Non sapeva,  in quel momento che stava effettuando solo la prova generale di un’impresa eroica.

 Perché verso le 17, col mare ancora più agitato, due giovani poco più che ventenni vengono risucchiati da un vortice di correnti fortissime verso le scogli, separati dalla riva da 50 metri e da onde alte anche 2 metri. In spiaggia si levano urla, la situazione appare ben più complicata di quelle di qualche ora prima, l’osteopata si tuffa tra le onde e raggiunge la ragazza: “L’ho riportata a riva, attaccata anche lei al collo, ma non parlava”, racconta, “piangeva e basta era completamente sotto shock. Non riusciva nemmeno ad uscire dall’acqua dallo spavento”. Restava da salvare il fidanzato. Per lui si organizza una catena umana di 7 sardi fornita di grossa fune navale (“probabilmente lì per i salvataggi”) per riportarlo in riva. I 7 salgono sulla scogliera per avvicinarsi al giovane. Ma una risacca fortissima trascina in un attimo in mare tutti i componenti della catena. E ora in mare in sono in 8 (7 della catena più il ragazzo già in acqua) e tutti in grandi difficoltà. È il panico a Cala Sinzias. Benedetti che sa nuotare bene e sa affrontare le correnti, ma non è pratico di salvataggi in mare, torna in acqua. L’impresa appare titanica.

 “Ne porto uno a riva il più magro che ha nuotato quasi da solo. Poi un altro, ma il terzo è stato il più difficile. Un uomo di 70 anni che stava annegando con le lacrime chiedeva aiuto e andava aiuto. L’ho per un braccio e gli ho detto di tenersi al collo che l’avrei portato fuori. Mi diceva “salvami salvami”, ho iniziato a nuotare perpendicolarmente alla corrente guadagnando metri mi sono allontanato dal risucchio e ho raggiunto la riva a nuoto. Poi son tornato di nuovo in mare per recuperare il quarto. Ed è stato il più difficile era talmente stanco lui e talmente stanco io che ha pensato di lasciarsi andare. Ma nel frattempo tre persone che stavano in acqua sono rientrati sugli scogli hanno ricreato la catena, recuperato la fune, il quarto e anche il giovane per il quale era scattato l’allarme originario”.

E nonostante tutto Benedetti non si sente un eroe. “Nonostante la fatica ho cercato di mantenere la lucidità”, prosegue il medico romano, “Mi ripetevo sempre: calcola se riesci a d andare e tornare. Fino alla quarta persone ce l’ho fatta. Ma un altro non l’avrei salvato. Ho pensato qui finisce male. Un eroe io? Alla sera ero entusiasta. Ma di sera ho rivisto le scene mi è venuta la febbre a 38. Se solo uno fosse morto sarebbe stata una tragedia. Abbiamo fatto le cose bene e usato il cervello, ma siamo stati molto fortunati”. 

La prima medaglia è quella dell’abbraccio della Sardegna. “Ieri mi hanno scritto in tanti”, conclude Benedetti, “i sardi hanno un modo unico di dimostrare affetto: unico e romantico. Ieri mi hanno portato l’acqua e mi hanno abbracciato quando ero stremato ed è stato bellissimo. Mi farebbe piacere rivedere l’anziano settantenne. Nella confusione non sono riuscito a riabbracciarlo. Spero che mi legga perché vorrei rincontrarlo. Salvarlo è stato emozionante”


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