Giuseppe Farris: “Basta partiti, con CiviCa 2024 a Cagliari via la foresta da via Roma e Pirri autonoma”

Stop al bosco orizzontale dell’archistar Boeri, via le piste ciclabili dal centro, Pirri comune autonomo, raccolta rifiuti più flessibile, e poi varianti ai cantieri, vigili di quartiere aiutati da associazioni di volontari, manutenzione rapida per il mercato di San Benedetto senza stravolgimenti, 1200 parcheggi recuperati da subito: l’avvocato con la passione per la politica, che porta avanti una campagna elettorale fatta di sondaggi fra i cagliaritani per individuare i punti critici, giura discontinuità con Truzzu, promette referendum consultivi sulle questioni più calde, tiene le distanze dalle coalizioni e garantisce interventi rapidi. “Il sondaggio che mi dava al 20%? Siamo sicuramente cresciuti rispetto a quel dato, e ci sono ancora tanti cittadini indecisi. Andrò io al ballottaggio”.  VIDEO INTERVISTA


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I partiti? I cagliaritani li hanno già provati, con risultati sotto gli occhi di tutti. Un ottimo motivo, secondo il candidato sindaco di CiviCa 2024 Giuseppe Farris, per mollarli e cambiare strada, imboccando quella di una lista che, come la sua, si rivolge a tutti, in modo trasversale, tenendo il punto su Cagliari e sul suo destino. L’asso nella manica, assicura Farris, sarà la rapidità: niente filosofie e sovrapensieri, si va subito al dunque: la parola d’ordine è velocità. Per restituire a Cagliari la bellezza e il ruolo che merita, inesorabilmente perduto negli anni e mai più recuperato.

Davvero avrebbe rifiutato la candidatura se gliel’avesse chiesto tutto il centrodestra?
Il mio è un progetto alternativo a Truzzu e a tutto il disastro che ha fatto. E infatti i cagliaritani l’hanno pesantemente punito, mai avrei potuto candidarmi con chi a quel disastro ha contribuito. E poi, il mio messaggio ai cagliaritani è chiaro: i partiti li avete già provati, è ora di cambiare strada. CiviCa 2024 è la scelta giusta: in poche settimane i cagliaritani vedranno una città completamente diversa.

Lei è stato l’unico fra i candidati a rendere noto un sondaggio che la dava al 20%.
Il sondaggio ci attestava al 20%, ma è datato, risale a più di due mesi fa: di sicuro siamo cresciuti da allora, perché abbiamo avuto la possibilità di far conoscere meglio il nostro programma, perché il nostro programma oggi è al centro del dibattito elettorale e perché abbiamo avuto la possibilità di farci conoscere di più. E ci sono ancora tanti indecisi a cui parlare e, soprattutto, da ascoltare.

A proposito di ascolto. Voi avete fatto un sondaggio al giorno per 5 mesi fra i cittadini. Perché?
Siamo partiti dalla consapevolezza che la giunta Truzzu stava portando avanti delle politiche che, come aveva fatto in precedenza Zedda, erano calate dall’alto. Abbiamo detto: proviamo a rovesciare questo paradigma, che poi è il paradigma assoluto della politica, che ha la pretesa di indicarti quali sono i tuoi bisogni e di offrirti una soluzione per risolverli. Noi abbiamo detto: facciamo il contrario, andiamo dalla gente e facciamocelo dire da loro quali sono i loro bisogni, poi assumiamo l’impegno di rendere pubblici questi dati, pubblicando 100 video, e di offrire le proposte per poterli affrontare. E così abbiamo fatto.

Cosa chiedono i cagliaritani?
Tre cose più di tutto. Intanto c’è un macro problema su viabilità e traffico che si è declinato in diversi modi, ma soprattutto lamentano la mancanza dei parcheggi, lamentano l’esistenza delle piste ciclabili in centro città, lamentano il restringimento delle carreggiate, lamentano i tempi di percorrenza per potersi muovere all’interno della città e lamentano l’apertura di tanti cantieri contestualmente. Poi la mancanza di sicurezza, problema che riguarda indistintamente tutti gli intervistati. Terzo argomento, i rifiuti: a fronte di una tari elevatissima che andiamo a pagare c’è questo sistema dei mastelli che è un sistema molto gravoso da gestire. Noi, pur rispettando la differenziata, garantiremo di poter conferire i rifiuti a tutte le ore, ovviamente con tessera o chiave, eliminando i mastelli condominiali. E poiché il costo dell’appalto per il 75% è assorbito dalla mano d’opera, quella mano d’opera che attualmente viene impiegata nello svuotamento di decine di migliaia di mastelli in tutta la città verrà impiegata per la pulizia delle strade, che a quel punto potrà avvenire quotidianamente.

Più sicurezza: qual è la formula per garantirla?
Nei primi 30 giorni di governo assumeremo una delibera, un pacchetto di misure elaborate da un pool di esperti, incentrato sulla figura del vigile di quartiere, quindi noi immaginiamo di poter creare delle squadre di vigili che conoscono singole porzioni del territorio e che entrino a contatto con i cittadini, con i commercianti, che diventino punto di riferimento nella vita quotidiana. Immaginiamo la realizzazione di presìdi fissi sulla falsariga di quei gabbiotti in ghisa che si vedono a Roma. E poi garantiamo la riapertura immediata di tutte le sezioni della polizia municipale che sono state chiuse, come a Pirri. Faremo immediatamente una ricognizione degli impianti di illuminazione pubblica per implementarli, troppe zone della città, anche qui tanto in centro quanto in periferia sono buie, invece l’illuminazione è qualcosa che naturalmente può fungere da deterrente. Infine, faciliteremo la nascita di associazioni di volontari che possano collaborare con la polizia municipale e con le forze dell’ordine, soprattutto in attività di presidio del territorio e di segnalazione di situazioni particolari.

Ci sono le risorse – economiche e umane – per fare questo?
Certo, si tratta di fare delle scelte giuste e più mirate rispetto a quanto fatto finora.

Piazza del Carmine, a proposito di sicurezza, è una causa persa?
Il problema di Piazza del Carmine non può essere preso isolatamente, è un tassello di una porzione di territorio un po’ più ampia, tutto quel pezzo del quartiere di Marina, quel pezzo di Stampace sono interessati da certi fenomeni. Certamente sarà uno di quei siti dove noi metteremo il gabbiotto con la polizia locale: Truzzu, in questi anni, ha usato i vigili urbani solo ed esclusivamente per fare cassa, come dicono i dati sulle multe.

Però i senzatetto li ha fatti sgomberare, perché spacciatori e altri criminali no?
Sgombrare i senza tetto è più facile che contrastare i criminali.

Impossibile non parlare di cantieri. Lei vuole fare varianti anche sostanziali ai progetti.
Sì faremo varianti in corso d’opera, ci sono troppe cose che non vanno. Sicuramente dalla via Roma la modifica che verrà fatta è quella dell’eliminazione del bosco orizzontale di Boeri. Non verranno ridotte le carreggiate, con il lato portici a due corsie come vorrebbe il progetto attuale, ma verranno mantenute le quattro corsie.

Davvero vuole togliere le piste ciclabili dal centro città?
Le piste che sono state realizzate sono illegali perché non sono state precedute da un piano di fattibilità tecnico-economica che è invece obbligatorio per legge e da un’attività di monitoraggio che si doveva realizzare entro i due anni successivi. Sono state fatte così, senza capo né coda e secondo le associazioni dei ciclisti, le usano meno di 100 utenti al giorno. In realtà già il dato darebbe la misura esatta del fallimento di queste piste ciclabili a fronte di un traffico automobilistico che è rimasto invariato. Ma siccome siamo consapevoli che il tema è molto divisivo, stiamo raccogliendo le firme per sottoporre l’argomento a un referendum consultivo, così come faremo sull’eliminazione dei mastelli domestici. Ovviamente, se le piste saranno eliminate, ai ciclisti saranno garantiti comunque percorsi in sicurezza.

Via le piste ciclabili e più parcheggi.
Con l’eliminazione delle piste ciclabili realizziamo subito immediatamente il ripristino dei parcheggi che sono stati soppressi, 1200  negli ultimi dieci anni. Quindi c’è già la possibilità di recuperare un numero significativo di parcheggi prima ancora di andare a realizzarne degli altri.

Vuole fare in fretta anche per il mercato di San Benedetto.
I lavori non sono più rinviabili e bisogna farli, ma con una manutenzione straordinaria, senza stravolgimenti, senza perdite di tempo: parliamo di due rettangoli sovrapposti uno all’altro, sarebbe stato sufficiente chiudere per blocchi permettendo di continuare a lavorare. Un’opera semplicissima, nulla di complicato dal punto di vista progettuale o ingegneristico, per liberare immediatamente piazza Nazzari e utilizzarla per grandi eventi culturali come era un tempo.

Pirri comune autonomo: ci crede davvero?
Lo era già fino al 1926 poi il governo Mussolini lo accorpò alla città di Cagliari da cui poi negli anni 80 si sono staccati Elmas, Quartucciu e Monserrato, che sono altri borghi portatori di una loro identità specifica.  Pirri oggi è totalmente abbandonata, mancano servizi essenziali, dalla guardia medica alla polizia municipale, con la città metropolitana che non funziona proprio.

Secondo lei Cagliari negli ultimi anni si è un po’ rassegnata?
E’ una città molto invecchiata, con un’età media di 53 anni e i giovani in fuga: siamo seduti sopra una bomba a orologeria che se non si apportano immediatamente dei correttivi è destinata ad esplodere nei prossimi 15 anni, quando sempre più ragazzi andranno fuori e non torneranno. E quando le loro famiglie di origine non ci saranno più, anche le loro risorse economiche saranno portate via. Tutto questo sta avvenendo nel silenzio più assoluto della politica.
 
Una città vecchia e poi?
Abbandonata. Il terrapieno, Castello con il suo teatro, l’anfiteatro romano, la necropoli punica, la fiera. Tutto fermo, abbandonato, in degrado.

Un capoluogo tagliato fuori anche dai grandi concerti.
Qui chiamo in causa lo stadio: non si capisce perché una struttura di nuova realizzazione come accade da tante altre parti non possa essere anche validamente impiegato per ospitare grandi concerti. Stiamo scommettendo tutti quanti sul nuovo stadio come opera pubblica fondamentale. Non possiamo immaginare quest’opera pubblica che costerà decine di milioni di euro, finalizzata esclusivamente, ospitare otto mesi l’anno una partita di calcio ogni 15 giorni.

Fondazione teatro lirico, se ne è andato sbattendo la porta. Perché?
Lamentavo una gestione improvvisata e la mancanza di programmazione:  un consiglio di indirizzo dovrebbe fare il consiglio di indirizzo, invece si era trasformato in un sorvegliante di delibere, di cui lamentavo l’opacità, che venivano portate dal sovrintendente. Il teatro questi anni ha avuto un’unica fortuna che si chiama pandemia, perché sotto la pandemia non si è andati in scena e contestualmente continuavano ad arrivare i finanziamenti pubblici. Questo ha consentito di risanare le casse del teatro e di poterlo tenere in equilibrio. Ma dopo la pandemia il teatro ha perso abbonati e spettatori, nonostante tutti gli investimenti che sono stati realizzati.

Nella fondazione del Lirico lei fu indicato da Forza Italia o dal Psd’az?
Da nessuno dei due. Fui indicato dalla giunta regionale.

Nelle sue liste c’è gente che strizza l’occhio ai novax?
Abbiamo una lista che intanto è una lista nel perfetto rispetto della parità di genere, 17 donne e 17 uomini, che ospita giovani, compreso un neolaureato di 23 anni, è una lista in cui meno del 10% dei candidati ha avuto una pregressa esperienza politica o partitica. È una lista civica in senso stretto perché ci sono sensibilità differenti tra di loro. Ci si riconosce tutti quanti nella difesa dell’identità cittadina e nell’adozione di strumenti di partecipazione democratica. Quindi le sensibilità sono differenti. Per quanto riguarda la mia posizione sul tema novax, è quella di un liberale, quindi niente imposizioni: ognuno si autodetermina come meglio crede.

Che affluenza ci sarà alle urne?
Speriamo almeno di non calare ancora, come il trend purtroppo indica, e tenere il dato del 2019 che fu intorno al 51%.

Ma non è gravissimo e antidemocratico questo dato?
Si, ma è colpa esclusivamente della politica. L’astensionismo non è più disinteresse, è una scelta precisa degli elettori per dare un segnale. Che non viene ascoltato.

Andrà al ballottaggio?
Assolutamente sì.

Con chi stringerà l’alleanza?
Con nessuno. Solo con i cittadini. Continuiamo così: così come non abbiamo fatto accordi di coalizione al primo turno, non ne faremo neanche al secondo. Ci rivolgeremo direttamente agli elettori.


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