Giuseppe, 35 anni fa la meningite: “Non cammino, ma felice di essere vivo”

“Penso a Giovanni, ucciso dalla malattia a soli vent’anni, e mi sento ancora più fortunato: sono vivo e conduco una vita normale, un po’ più complicata rispetto ad altre, ma è una vita, la mia vita”

di Vanessa Usai

Sono passati 35 anni da quel 29 marzo del 1983 in cui cominciò il buio, eppure alla fine di quel tunnel chiamato meningite, Giuseppe Cinus, oggi 51enne, ha ritrovato la sua seconda vita: “Da quel giorno non cammino, ma sono vivo e felice di esserlo”.

“Ero uno studente di 16 anni con tanta voglia di vivere, era da un po’ che non stavo bene, avevo tosse, febbre e un forte mal di schiena; i medici mi dissero che si trattava di una brutta influenza e mi consigliarono di stare al caldo – racconta Giuseppe – ma le medicine non davano risultati positivi, a fine marzo le mie condizioni peggiorarono e fui ricoverato d’urgenza all’ospedale Binaghi di Cagliari”.

Il buio è cominciato così, con un coma dal quale si sarebbe risvegliato una settimana dopo. “Riapro gli occhi, sono ancora vivo, ma sento subito di non poter muovere le gambe”, ricorda Giuseppe. Durante quella settimana oscura, i medici comunicano alla famiglia che il ragazzo ha contratto un’infezione da meningococco, che gli ha causato una meningite. La diagnosi è impietosa: paraplegia spastica in esiti di meningite. “Termini incomprensibili per un sedicenne, ma non impiegai molto tempo a capire che quella diagnosi era una sentenza, non avrei più camminato e la mia vita sarebbe cambiata per sempre”.

Dalle stanze del Binaghi, Giuseppe torna nella sua Villasalto, e ricomincia a vivere, sulla sua nuova sedia a rotelle, come il ‘rider on the storm’ del suo poeta-idolo, Jim Morrison. A 20 anni si iscrive di nuovo a scuola, all’istituto tecnico commerciale di Muravera, e affronta temerario un’altra sfida niente male: integrarsi in una classe di quattordicenni scalmanati. Con la sua zazzera di capelli da rock star anni Settanta, la macchina avveniristica coi comandi sul volante e un repertorio di musicassette di tutto rispetto, ‘Peppe’ impiega poco a conquistare quegli adolescenti e diventarne il leader più saggio e indiscusso.

Dopo il diploma Giuseppe si è trasferito a Selargius, dove tuttora vive e lavora come impiegato nel liceo scientifico Pitagora. Negli anni ha coltivato tante passioni, come la scultura del legno, il nuoto e più recentemente il teatro. E poi la musica, che lo accompagna da sempre. “Subito dopo la malattia, ho amato molto la canzone ‘Quello che non ho’ di De André”, confida Giuseppe. “Ma una canzone che mi fa sempre sognare è ‘Run to the hills’ degli Iron Maiden, aggiunge. Che tradotto letteralmente significa ‘Correte verso le colline’, perché quello di tornare a correre è un desiderio mai sopito. “Correte verso le colline, correte verso le vostre vite – recita il ritornello – e non c’è niente di più vero, niente dà un senso assoluto di libertà quanto la corsa”, spiega Giuseppe.

Il pensiero corre a Giovanni, ucciso qualche giorno fa da una meningite fulminante a soli vent’anni. “Mi sento fortunato. Non cammino, ma sono vivo e felice di esserlo, conduco una vita normale, un po’ più complicata rispetto ad altre, ma è una vita, la mia vita”. E forse, per una volta, Jim Morrison non ha avuto ragione. “This is the end, my only friend, the end”, cantava il Re Lucertola nella travolgente cavalcata ‘The End’. Invece a volte, per fortuna, la fine è solo un nuovo inizio.


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