Finta impiccagione per nascondere l’overdose di Sebastian Casula, deceduto a Carbonia l’unico imputato

E’ morto Paolo Secci imputato nel processo per l’uccisione, il vilipendio e l’occultamento del cadavere dell’operaio 39enne morto nel 2017 a Monte Leone: processo terminato. La madre di Casula: “Ci sono altri colpevoli. Non può finire così, la verità c’è ma non vogliono che venga fuori”


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E’ morto l’unico imputato. E ora i familiari di Sebastian Casula, l’operaio 39enne di Carbonia trovato impiccato a un albero nella zona di Monte Leone nel luglio del 2017 non avranno giustizia. Da subito avevano sollevato dubbi sul suicidio. L’unico imputato nel processo per la morte di Casula, vilipendio ed occultamento del cadavere, era Paolo Secci, 67enne, rinviato a giudizio lo scorso giugno. Ma è deceduto qualche giorno fa e il processo quindi è terminato.

I familiari in lacrime. “Ciao Sebastian”, scrive la madre Francesca Sanna, “per ben 2 volte ti ho promesso di farti giustizia sia quando mi sono stati restituiti i tuoi miseri resti e durante la tumulazione dove il tuo corpo non c’è mai stato. Perdonaci Sebastian per non avere potuto mantenere la promesse, ti hanno fatto morire come una bestia lasciando marcire per poi trovare chi si sarebbe venduto per portare il tuo corpo con la bici in quella montagna irraggiungibile. Non può finire così”, aggiunge, “la verità c’è ma non vogliono che venga fuori. Ho cercato di sopravvivere per lunghi 7 anni per avere verità e giustizia, ma ho fallito. Avranno tutti la giusta ricompensa sia dal karma che dalla Giustizia Divina l’unico Giudice che ripaga in modo giusto. Sei stato fatto morire di nuovo Sebastian come pure”, conclude, “è stata finita di distruggere la nostra famiglia senza più nessuna speranza. Troppi colpevoli in questo caso”.

“Ciao Seby, ecco il regalo per i tuoi 46 anni l’unico imputato per la tua morte è deceduto e quindi, dopo ben sette anni, la Giustizia terrena non potrà più fare il suo corso ed io non  potrò mantenere la promessa fatta dinanzi ai tuoi poveri resti vilipesi su quel freddo tavolo autoptico nell’obitorio di Carbonia”, commenta Gianfranco Piscitelli, legale della famiglia, “tua madre Francesca ed i tuoi sono distrutti dal dolore e logorati da sette anni di attese. Ma io so, molti sanno, che quel maledetto giorno non eri solo e l’imputato oggi deceduto non poteva certo da solo organizzare tutta quella messa in scena del tuo finto suicidio, da solo trasportare il tuo cadavere sin lassù sul monte ed i tuoi carnefici io li ho visti al tuo funerale abbracciare tua madre e farle le condoglianze e cosa credono? Aver aggirato la Giustizia terrena non li salverà da quella Divina che inesorabilmente li attende e nella  vita che gli resta, logorati dal rimorso, si domanderanno il perché di tutte le cose negative che accadranno loro quotidianamente e capiranno il vero significato del karma  temendolo”.


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