Erri De Luca e La musica provata: un mix di Bellezza

Grande successo ieri per lo spettacolo al Teatro Romano di Nora per La notte dei poeti

Uno spettacolo eccezionale quello di ieri sera per la rassegna “La notte dei poeti”, nel suo XXIII festival, a cura della Cedac: “La musica provata”, di e con Erri De Luca, coadiuvato da NicKy Nicolai (voce), Stefano Di Battista (sax contralto e soprano), Robero Pistolesi (batteria), Andrea Rea (pianoforte) e Daniele Sorrentino (basso).

Un mix perfetto di musica e parole, di un gruppo di amici che, in uno scantinato, si sono divertiti a costruire un percorso poetico e musicale, per palati sopraffini. Erri De Luca è l’affabulatore, e un po’ il direttore, con la sua area sognante, la verve napoletana doc, combinatore di musiche costruite su suoi testi, perchè “le parole vengono prima della musica”, come ha esordito. Chi conosce Erri De Luca come narratore sa che la sua non è propriamente prosa, perchè la sapienza con cui costruisce sintesi perfette corre sempre sul filo della poesia, proprio per l’accuratezza magistrale con cui lavora sul linguaggio, lui conoscitore di lingue antiche e moderne, filologo raffinato e poeta laureato.

Questo spettacolo è destinato a restare nella memoria di chi ha la fortuna (quasi il privilegio) di gustarlo. Erri, apparentemente dimesso e in sordina, “patriota del vocabolario” come si è autodefinito, snoda uno dopo l’altro momenti-chiave della sua vita ma non solo. E’ sempre a partire dalla sua esperienza che costruisce storie e racconti, intorno al mare Mediterraneo, l’unico “nostrum”, tanto da chiamarsi “scrittore salmastro”, circondato sempre da storie in cui il mare comunque accompagna gli eventi, sia che si tratti di migranti, sia di viaggi avventurosi, sia di divinità precedenti al monoteismo, di cui il Mediterraneo è stato portatore. E da ateo, Erri descrive simboli e religioni, riti e credenze, fino al don Chisciotte che raffigura un grande testo nel suo pantheon, pur identificandosi egli più col ronzino dello spadaccino ” che forse pesava quanto me”.

Un’ironia mai amara quella di Erri, che però non risparmia accuse, contro lo stupro del territorio, contro le atrocità della guerra, che esemplifica nella vita vissuta nella Serajevo assediata, non per questo vuota di amanti e di storie meravigliose di poeti conosciuti. E la poesia salva, ricostruisce, dà quel bagliore che illumina anche i tempi più tetri.

La splendida band che inframezza le parole è in qualche modo da lui diretta, perchè le musiche sono sue poesie e sono legate in modo indissolubile alla sua poetica: una splendida Nicky Nicolai, non solo le canta magistralmente, ma le riempie della sua prorompente vitalità, in qualche modo reinterpretandole e rivivendole. Nella sempre avvincente cornice del teatro romano di Nora, in cui presto compare una fettina di luna, ecco la metamorfosi della canzone napoletana ‘I’ te vurria vasà’, trasformata da versi stupendi di Erri, quello che ogni amante vorrebbe sentirsi dire:

“ Io te vurria vasà “, sospira la canzone.
Ma prima e più di questo io ti vorrei bastare.
“ Io te vurria abbastà “, come la gola al canto,
come il coltello al pane,
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare,
“ Io te vurria abbastà “.
“ Io te vurria vasà “, insiste la canzone
Ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare.
“ Io te vurria mancà “ più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
di benda su ferite,
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare,
in nessun altro odore addormentare.
“ Io ti vorrei mancare “
“ Io tu vurria mancà “.

L’accompagnamento di Di Battista è un fantastico complemento, con sottolineature musicali ardite e commoventi, come quando, alla fine del bis, fa spuntare dal suo sax un delizioso “O sole mio”, tanto bello quanto inatteso.

“La musica provata” è insomma uno spettacolo che entra nell’anima e conferma De Luca nella rosa dei dieci migliori rappresentanti della letteratura italiana contemporanea