Equitalia: vedere le persone tristi, è la cosa più triste del mondo

Daniela Falconi racconta una mattina in Sardegna negli uffici di Equitalia: la disperazione negli occhi di chi ha perso tutto e non ha un lavoro. Aspettando che l’occupazione si rimetta davvero in moto

di Daniela Falconi

Oggi sono stata da Equitalia. A chiunque capita di avere un problema con Equitalia almeno una volta nella sua vita, e dopo tanto rinviare oggi ho deciso di risolverlo. Mi sono svegliata prima del solito e visto che dovevo andare a Nuoro ho accompagnato i miei figli a scuola, così che potessero dormire mezzora in più e allo stesso tempo farmi compagnia nei 25/30 minuti di macchina tra Fonni e Nuoro. 

Alle 8 e 25 ero davanti agli uffici già aperti da qualche minuto.
C’era un discreto numero di persone all’interno, in fila, silenziose. 
Qualche anziano e poi diversi uomini e donne più o meno della mia età. 
E’ brutto andare da Equitalia, non so perchè…per molti è un’umiliazione, una vergogna, il segno evidente che “non hai pagato” qualcosa e sei li per ammettere quello che per molti viene vissuto quasi come un reato. Non si chiacchiera mai in quegli uffici, non come in altri almeno. Si fa la fila in silenzio e al proprio turno si parla quasi sottovoce con gli operatori, che rispetto ad anni fa sembra abbiano capito la situazione e sono di una gentilezza e disponibilità quasi imbarazzante. 
E invece non dev’essere così. Li dentro si deve entrare a testa alta, senza timore, certi del fatto di essere persone oneste e che se un pagamento è stato rinviato non ci si deve vergognare o disperare. Consapevoli anche che si può sbagliare, che si può inciampare e rialzarsi, come in tutte le cose della vita. Consapevoli del fatto che quando si lavora con determinazione ed onestà a volte si preferisce rinviare un qualcosa per altre priorità.
E quelle priorità per un imprenditore sono i lavoratori, i fornitori. 
E per chiunque sono le spese quotidiane: i figli, la famiglia, la spesa, le bollette. 
Però dentro quegli uffici si respira rassegnazione, rabbia, smarrimento, tristezza. 
E questo è profondamente ingiusto. Soprattutto perchè a quegli occhi lì presenti corrispondono infinite storie personali di periodi complicati, e ognuno saprà in cuor suo quanto è difficile gestire tutto da disoccupati o da azienda che non riesce ad incassare i crediti da uno Stato senza scrupoli che da una parte ti deve un mucchio di soldi e dall’altra ti strozza con interessi paurosi.
E io questa cosa l’ho scritta perchè mi viene da fare un appello a chi in campagna elettorale ne ha parlato di Equitalia, penso a Paolo Maninchedda, ma penso anche di rivolgere lo stesso appello al Presidente Pigliaru, a tutti gli assessori e a tutti i consiglieri che ieri si sono insediati.
Serve che si sblocchino fondi, ma non regali, sia chiaro… Serve che si facciano ripartire cantieri, che si riparli immediatamente di Agenzia Sarda delle Entrate e che si mettano in campo tutte le forze possibili per rilanciare tutti i settori, nessuno escluso. Serve che si torni ad investire in agricoltura, nell’industria di qualità, in formazione e in ricerca e in tutti quei settori che possono rilanciare l’economia nei lavori pubblici e tra privati. 
Aprite tutti i cassetti della Regione, rivedete ogni cosa con Europa e Stato, non lasciate nulla di intentato. 
Lo so che dico cose ovvie e banali e che avete già iniziato a fare. 
Ma vedere le persone tristi la mattina presto, quando il giorno è appena iniziato è una delle cose più tristi del mondo. Daniela Falconi- imprenditrice di Fonni