Eolico tra i beni archeologici a Nuoro, il no degli ecologisti

Sotto il mirino degli ambientalisti il Parco Eolico in località Funtana Arva


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L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato un atto di intervento con “osservazioni” nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale relativo al progetto di centrale eolica Gamesa Energia Italia s.p.a. (controllata dal Banco Bilbao Vizcaya Argentaria s.a.) denominato “Parco eolico Z.I. Nuoro” in loc. Funtana Arva, Monte Funtaneddas, Colorica, Bortaleo, Contine Furiga, nei Comuni di Orani e Nuoro. Questo il comunicato come pervenuto alla nostra redazione:

“Nonostante la denominazione, in realtà i siti interessati sono fuori dal perimetro della zona industriale di Nuoro-Pratosardo (dove nel caso sarebbe stato opportuno ubicarla), in aree agricole e parzialmente coperte da macchia mediterranea. Sono stati interessati il Servizio valutazione impatti (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna (titolare del procedimento), il Ministero dell’ambiente e il Ministero per i beni e attività culturali.

Il progetto di centrale eolica interessa anche aree classificate “zone agricole – E” degli strumenti urbanistici comunali di Nuoro e Orani. Si ricorda, in proposito, che nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (vds. per tutti Cass. pen., sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369), non certo attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto. E’ pur vero che tali impianti di produzione di energia elettrica “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici” (art. 12, comma 7°, del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.), tuttavia, secondo l’art. 13 bis della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., l’art. 3 del D.P.G.R. 3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole) e l’indirizzo giurisprudenziale costante, nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse, non attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in progetto – slegata da attività agricole in esercizio nel sito. Sembrerebbe logica la sola presenza di impianti simili connessa ad aziende agricole presenti nell’area.

Alcune aree parzialmente boschive ricomprese nel progetto di centrale eolica, come riconosciuto dal medesimo Soggetto proponente (vds. scheda V.I.A. – Allegato A3), sono state percorse da incendi recentemente: si rammenta, quindi, che ai sensi dell’art. 10 della legge n. 353/2000 e s.m.i. (già art. 9 della legge n. 47/1975 come integrato dall’art. 1 bis della legge n. 428/1993), sono vietate trasformazioni di ogni tipo su zone boscate o pascoli percorsi dal fuoco. In proposito, la giurisprudenza indica che lo strumento urbanistico debba prevedere in termini puntuali le opere da realizzare, non essendo sufficiente una indicazione in termini generici, il che vanificherebbe lo scopo della norma, precisando che l’ipotesi di esclusione dal vincolo decennale di inedificabilità con il richiamo alla previsione degli strumenti urbanistici, vigenti in data precedente l’incendio, non si riferisce ad una previsione di zona bensì a una localizzazione di area (vds. Cass. pen., sez. III, 28 aprile 2011, n. 16592; Cass. pen., sez. III, 25 febbraio 2010, n. 7608), come anche indicato nella deliberazione Giunta regionale n. 36/46 del 23 ottobre 2001 (Atto di indirizzo interpretativo e applicativo dei divieti, prescrizioni e sanzioni contenuti negli articoli 3 e 10 della legge n. 353/2000, punto 7.2).

Inoltre, parte delle aree interessate sono ricoperte da macchia mediterranea evoluta e bosco e rientrano nelle fasce spondali (mt. 150 dalle rive) di torrenti: sono così tutelati con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), mentre ben 8 aerogeneratori sui 9 in progetto ricadono all’interno del Parco geominerario storico-ambientale della Sardegna (legge n. 388/2000, D.M. 16 ottobre 2001).

Da notare, poi, che nell’area interessata dal progetto di centrale eolica, come anche da “carta del potenziale archeologico”, sono presenti una Domu de Janas in loc. Bortaleo e ruderi di un insediamento di età romana e tardo-romana in loc. Funtana Arva.

Non possiamo che sottolineare come la pianificazione del territorio, sotto il profilo paesaggistico/naturalistico e sotto il profilo energetico, non possano che essere pertinenza – ai vari livelli di responsabilità – di Stato, Regioni e Comuni. La legge regionale n. 8/2004 e il piano paesaggistico regionale – P.P.R. hanno posto un freno ai signori del vento, oggi si è ritornati al far west.

Agli affari molto opachi, alla speculazione eolica.

Attualmente in Sardegna sono presenti ben 27 centrali eoliche (453 MW di potenza): se fossero realizzate le altre 34 in attesa di autorizzazione, si giungerebbe a 61 parchi eolici con ben 1.265 MW di potenza.

Basti pensare che oggi l’Isola è del tutto autonoma rispetto alla rete nazionale. Può contare sulla potenza installata di circa 2.200 MW, pur impiegandone ogni giorno di solito 1.730 (e la notte solo 1.300). Con il potenziamento dei trasporti via cavo (SAPEI e SACOI) fra Sardegna e la Penisola, non ne potranno esser esportati comunque più di 1.000 MW.

Chi ci guadagna, quindi, nel tenere immagazzinati altri 800 MW originati dall’eolico? Certo non la Collettività”.