Enzo Favata a Cagliari con The New Village

Free jazz, black music e musica popolare sarda

Tra free jazz, black music e musica popolare sarda il gruppo del compositore e sassofonista Enzo Favata si esibisce in uno spettacolo dal titolo The New Village insieme ai Tenores di Bitti venerdì 2 maggio alle ore 21 presso l’Auditorium Comunale in piazza Dettori a Cagliari

Un concerto dalle sonorità uniche e coinvolgenti tra polifonia tradizionale sarda e le melodie del jazz contemporaneo più sofisticato dove il sax di Enzo Favata è accompagnato dai Tenores di Bitti e dal suo sestetto jazz, compagni di viaggio divenuti, insieme a Favata, personaggi di spicco del panorama internazionale di questa particolare branca del jazz che sempre più attrae pubblico e critica internazionale. Un originalissimo organico strumentale denso di colori, energia, virtuosismo e poesia. Riccardo Pittau alla tromba, Filippo Vignato al trombone, Alfonso Santimone al piano, Danilo Gallo al contrabbasso, U.T. Gandhi alla batteria sono sul palco con Enzo Favata e insieme ai Tenores Di Bitti Daniele Cossellu, Pierluigi Giorno e Mario Pira che per la prima volta dopo la scomparsa di Piero Sanna si esibiscono di nuovo.

The New Village è uno spettacolo di grande impatto visivo oltre che musicale che riprende con vigore le tematiche del rapporto tra jazz e musica etnica, dove si trovano a proprio agio folclore sardo, world jazz, free jazz, ritmi contemporanei, degli anni ‘70 e suoni elettronici, samplers miscelati a nuove atmosfere musicali, in un felice connubio tra tradizione e modernità che vede la Sardegna come una delle regioni italiane di maggior crescita di talenti artistici internazionali, tra musica, cinema e letteratura.

Questo originale connubio tra il jazz e la musica tradizionale della Sardegna nasce nel solco di un percorso ormai collaudato dal sassofonista e compositore Enzo Favata, artista sardo le cui radici vengono da Archie Shepp, John Coltrane e Pharoah Sanders e che ha fatto della curiosità una delle sue caratteristiche principali, muovendosi sempre a proprio agio tra gruppi tradizionali e sperimentazione elettronica.
The New Village è un progetto che segna una svolta nel discorso musicale di Enzo Favata iniziato in quegli anni nella sua città, Alghero, dove ebbe il modo di incontrare uno dei grandi della black music afroamericana grazie al all’amicizia con il pianista sardo Antonello Salis che in quel tempo collaborava con con Lester Bowie.
Più tardi, nel 1987, Favata ebbe occasione di suonare con l’Art Ensemble of Chicago e di conoscere il contrabbassista Marcello Melis e da li una carriera ventennale.
La ricerca musicale di Enzo Favata lo ha portato a sviluppare un linguaggio jazz del tutto originale, confrontandosi con i linguaggi musicali della sua terra e a collaborare in venti anni di attività con grandi artisti del jazz nazionale e internazionale.
Dopo il grande successo del suo penultimo disco Made in Sardinia, ampiamente premiato dalla critica e dal pubblico (nomination per il premio della critica tedesca come miglior disco di world jazz del2004), The New Village (pubblicato dal Manifesto nel 2007) rappresenta un approdo più maturo e consapevole al world jazz.
Questo nuovo progetto musicale accentua maggiormente gli aspetti legati all’improvvisazione e alla sperimentazione accostando le arcaiche polifonie dei Tenores e il free jazz di Pharoah Sanders, Archie Shepp, Marcello Melis, la grande black music ed il blues con i suoni del piano elettrico “rhodes” che tanto ricordano il periodo elettrico e psichedelico di Miles Davis degli anni ‘70, alternati non solo al piano acustico ed elettrico, ma anche a sonorità proprie di un DJ set e di un sound moderno vicino alle nuove tendenze euronordiche.

“Con questo disco ho cercato il senso del villaggio verso la metropoli – dice Favata – Ho sempre pensato alla mia musica come una tradizione in transizione e, mescolando l’arcaico talento dei Tenores di Bitti con la Black Music e il Free Jazz degli anni ‘70, ho voluto dare l’idea del villaggio che muove verso la metropoli, con tutto il senso di sradicamento che ciò comporta ma con la volontà di affermare la propria identità anche in un diverso contesto. Ho reso omaggio a quel periodo ed ai suoi musicisti, purtroppo messi in disparte da una corrente conservatrice e priva di innovazione che sta caratterizzando il jazz di oggi, soprattutto in Italia.”

 

 


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