Emergenza rifiuti infettivi a Cagliari, nessuno li smaltisce e finiscono a Milano

I rifiuti ospedalieri infettivi liquidi del Policlinico di Monserrato in Sardegna non li smaltisce nessuno. Così per scongiurare i gravi rischi “per la salute pubblica” è intervenuta la Prefettura. I carichi vengono inviati in Lombardia, il primo già partito, domani il prossimo: l’ipotesi è quella dell’aumento vertiginoso dei costi

E’ emergenza. I rifiuti ospedalieri infettivi liquidi del Policlinico di Monserrato in Sardegna non li smaltisce nessuno. Così, per scongiurare i gravi rischi “per la salute pubblica”, vengono spediti a Milano. Con tutti le incognite che ne derivano, compresa quella, di un aumento vertiginoso dei costi per le casse (pubbliche) del Policlinico.  Fino a qualche giorno fa venivano bruciati all’inceneritore di Macchiareddu, ma il Tecnocasic recentemente ha imposto una serie di prescrizioni che, di fatto, impediscono all’impresa incaricata di conferire i rifiuti. Un primo carico è già stato imbarcato la settimana scorsa da Cagliari a Genova in direzione Milano, il secondo partirà domani. Ma le difficoltà sono enormi e i costi alti. E dati i gravi rischi in caso di interruzione del servizio, è stata interpellata la Prefettura cagliaritana.

L’emergenza. I rifiuti ospedalieri del Policlinico vengono gestiti ormai da 8 anni dalla stessa azienda del cagliaritano. Ora però, a causa  di un guasto del proprio impianto e del diniego delle altre strutture autorizzate in Sardegna (una si trova a Elmas e ha accettato i rifiuti fino a dicembre scorso prima di imporre lo stop e l’altra è il Tecnocasic che ha accettato i rifiuti fino al 13 gennaio) questa società ha dichiarato alla Prefettura di non essere in grado di smaltire i rifiuti a rischio infettivi liquidi dell’ospedale di Monserrato, sottolineando i “gravi pregiudizi igienico sanitari in caso di interruzione del servizio”.

Il Prefetto. Per sistemare il guasto ci vorrà un mesetto. E così il Prefetto di Cagliari Bruno Corda per gestire questa fase di transizione, che rischia di “riflettersi sulla condizione della sicurezza pubblica”, ha chiesto al Tecnocasic di lasciare conferire i rifiuti nei propri impianti.

Il Tecnocasic. I vertici di Macchiareddu hanno risposto a piazza Palazzo dichiarandosi disponibili (“considerate le circostanze createsi che potrebbero determinare situazioni di emergenze sanitarie o di rischio per la salute pubblica ”) ad accogliere i rifiuti infettivi liquidi del Policlinico, ma imponendo una serie di limiti e prescrizioni al conferimento, tra i quali spicca un test di prova per “verificare la compatibilità del rifiuto coi processi di combustione”.

I rifiuti a Milano. Ma i limiti si sono rivelati insuperabili (per motivi di carattere tecnico) per l’azienda e l’emergenza resta così irrisolta. Ed essendo quello di Macchiareddu l’unico impianto attrezzato a svolgere operazioni del genere in Sardegna, la società è costretta a rivolgersi a strutture extraregionali, con un aggravio notevole dei costi (circa il quintuplo). Anche perché a Cagliari c’è soltanto una nave autorizzata al trasporto di questo genere di rifiuti.

Lapidario il commento del Policlinico: “Noi abbiamo un contratto con un fornitore di servizi e ci aspettiamo che il fornitore ottemperi al contratto”.

Le parti in causa sperano che la Prefettura convinca agli assessorati regionali alla Sanità e all’Ambiente a risolvere il rebus. Magari convincendo il Tecnocasic, il cui impianto è titolare di Aia (l’autorizzazione integrata ambientale che stabilisce i codici europei di rifiuti, le quantità gestibili e le modalità di incenerimenti, avrebbe, cioè, a detta degli esperti, tutte le carte in regola per operare) di smaltire i rifiuti liquidi infettivi del Policlinico.


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