Edilizia in crisi? Un new deal sardo per il rilancio ecosostenibile

La proposta nel rapporto annuale sulle costruzioni della Cna

L’ultimo aggiornamento dei principali indicatori congiunturali descrive un settore delle costruzioni ancora nel pieno della crisi. Occupazione, imprese, produzione edilizia, mercato immobiliare e del credito mostrano tutti un segno negativo anche nel 2013, un anno che, per gran parte degli indicatori, amplifica la forte fase recessiva osservata nel 2012.  

Gli occupati nel settore costruzioni, già ridotti del 16% tra il 2010 e il 2012, calano del 10% nel 2013. Le imprese, da fonte camerale, del 3,4%, peggiorando il risultato del 2012.

Assai più drammatica la dinamica relativa al credito, che mostra un evidente peggioramento del trend già negativo per gran parte degli indicatori. Torna in forte recessione anche il mercato dei bandi di gara di opere pubbliche, coinvolgendo nel 2013 anche il segmento dei nuovi mercati.

 

E’ quanto dichiarano Francesco Porcu e Vladimiro Sarais, rispettivamente segretario regionale Cna e vicepresidente regionale di Cna Costruzioni, nel presentare a Cagliari il Rapporto annuale 2013 e le stime previsionali per il 2014 sul mercato delle costruzioni.

 

Rispetto alla precedente stima – dichiarano i vertici CNA – i dati a consuntivo per il 2013 trovano sostanziale conferma. L’anno si è chiuso con una flessione del 2,6%, attestando il volume d’affari del settore a 4,981 miliardi che, sommati al valore degli investimenti in impianti per ”energie pulite”, ma riferiti solo a quelli fotovoltaici, arriva a 5,2 miliardi di euro, di cui 4 miliardi destinati a investimenti, ovvero poco più del 74% della produzione complessiva, 954 milioni finanziano interventi di manutenzione ordinaria (18% del totale) e 219 milioni si riferiscono al settore degli impianti fotovoltaici (4% del totale).

 

Un valore modesto, ma che nel 2012, riferito a tutte le forme di energie rinnovabili, era pari a 910 milioni, ovvero il 15% del mercato. Considerando poi la stagnazione stimata per il 2014, alla fine dell’anno in corso il mercato delle costruzioni sardo avrà perso più del 40% rispetto al biennio 2004-2005.

 

Gli investimenti in fabbricati non residenziali hanno perso quasi il 50% dal 2003. La componente infrastrutturale più del 47% dal 2004. Assai importante la flessione degli investimenti residenziali – 38% rispetto al 2006, percentuale che sala al 56% con riferimento alla nuova produzione.

Siamo di fronte – dichiarano i vertici CNA – ad una prospettiva di lunga stagnazione del mercato; la ripresa, se arriverà, sarà debole e incapace di riassorbire le migliaia di posti di lavoro persi in questi anni.

 

Occorre una terapia d’urto che inneschi il rilancio dell’economia isolana tutta. Alla mano pubblica sostenere la domanda. Non si può affermare che manchino le risorse, come dimostrano gli 800 milioni di euro dei fondi strutturali ancora non spesi. Proponiamo – aggiungono Porcu e Sarais – che 1/3 dei fondi europei 2014-2020 venga utilizzato per lanciare un new deal sardo che apra un nuovo ciclo edilizio ecosostenibile, all’insegna del riuso, della riqualificazione, dell’efficientamento energetico, del risanamento idrogeologico, di ripristino e della bonifica  ambientale, della manutenzione e della messa in sicurezza del territorio.

 


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