“Edicole in crisi a Cagliari, cinesi e indiani vogliono prenderle per vendere anche souvenir” 

Crisi dei chioschi che vendono solo giornali in città, dopo la chiusura di quello di piazza Costituzione parla lo storico edicolante Vasco Cogotti: “Voglio affittare la mia edicola di Stampace, gli affari non vanno bene. Ultimamente mi hanno contattato indiani e cinesi, vorrebbero venderci souvenir o addirittura trasformarla in un distributore automatico di cibi e bevande”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

La chiusura della storica edicola sotto il Bastione di Saint Remy è solo l’ultima croce che riguarda un settore, quello della vendita di quotidiani e riviste, in crisi da un po’ di tempo. In via Roma a Cagliari, già da qualche mese, un ragazzo straniero ha preso in affitto il chiosco davanti a via Baylle. I giornali ci sono sempre, ma la maggior parte dello spazio è riempito da souvenir, calamite e cartoline. E i turisti, in molti casi, ringraziano. Un’altra edicola che sta per scomparire, salvo “miracoli”, è quella di via Santa Margherita a Stampace, gestita da decenni da Vasco Cogotti. La zona è frequentatissima, ogni giorno centinaia di universitari passano accanto al chiosco per raggiungere le varie facoltà, e sino a qualche tempo fa, molti pazienti del San Giovanni di Dio facevano incetta di biglietti dell’autobus e riviste. Adesso, però, gli affari “non vanno bene”. E Cogotti, a 58 anni, sta provando a liberarsi di quello che, da fonte di reddito, è ormai diventato un peso: “Fosse per me l’avrei venduta già da anni, ora sto cercando di affittarla a mille euro al mese. Ultimamente, mi sono solo arrivate richieste da parte di cinesi e indiani, interessato a trasformarla o in una rivendita di souvenir, sostituendo dunque la vendita ambulante con quella effettuata in un posto fisso, o proponendo cibi e bevande”. Al momento, però, questo restyling è “impossibile, perché il Comune ha dato questi chioschi per vendere riviste e non si può svolgere nessun’altra attività commerciale”. Però, c’è un però: “Alla Camera di commercio basta specificare se si vende, o meno, del cibo. Quindi, oltre a giornali o riviste si possono proporre anche altri oggetti”.
Tempi che cambiano, quindi, e edicolanti che scelgono o di rinnovarsi o di passare la mano: “Il peccato originale è stato fatto da Bersani, quando liberalizzó la vendita di giornali e riviste”, osserva Cogotti, “le vendite hanno subito un calo. A fronte della chiusura di molte edicole, si stanno facendo avanti sia italiani sia stranieri interessati a gestirle per vendere di tutto”. Non solo giornali, insomma. E, anche se c’è lo “scoglio” della destinazione d’uso, il “salvagente” per trasformare i chioschi arriva “dall’assenza delle tabelle merceologiche. Basta comunicare al Comune cosa si intende vendere oltre ai giornali”.

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