E’ reato molestare il prossimo sotto un falso profilo Facebook

L’articolo 494 del codice penale prevede la reclusione nel caso di diffamazione aggravata o sostituzione di persona. Ecco la procedura per “smascherare” i molestatori

Chi crea fake (falsi profili) su Facebook per danneggiare l’immagine altrui, pubblicando frasi offensive che possono ledere la reputazione della persona importunata, può subire il reato di diffamazione aggravata, con la reclusione sino a un anno. Tra l’altro, per la Polizia postale è alquanto semplice individuare le persone sull’web. Infatti, chi si iscrive a Facebook lascia sempre una traccia di sé. Per esempio, tramite l’indirizzo mail o il numero di cellulare con cui si effettua la registrazione possono partire le indagini. Creare falsi profili sui social network per occultare la propria identità e, soprattutto, pubblicare frasi offensive (es. diffamazioni, calunnie, minacce o molestie) che possono ledere la reputazione di qualcuno, può costare caro in quanto si va a commettere un reato di sostituzione di persona (art. 494 codice penale). Di recente anche la Cassazione con una sentenza ha condannato una donna che aveva creato su Facebook un falso profilo con un nome di fantasia e, tramite questo account, aveva molestato un’altra persona.

Tra l’altro, chi utilizza un profilo anonimo su Facebook allo scopo di molestare altre persone non deve dimenticare che ciascun account, vero o falso che sia, consente di risalire all’ID utente (il codice numerico identificativo: una sorta di numero di targa virtuale del soggetto che lo usa). Questa oltretutto è un’operazione abbastanza semplice che può compiere la stessa persona che ha subito la molestia. E’ sufficiente entrare nel profilo del soggetto in questione e, col mouse, cliccare sul simbolo a forma di ingranaggio, accanto al bottone “Messaggio”. Si aprirà quindi un menù a tendina. Posizionare poi il mouse sull’opzione “Segnala/Blocca”, senza però cliccarvi di sopra. Al passaggio del mouse su tale porzione dello schermo apparirà sulla barra di stato in basso del vostro browser (quella striscia sottile sotto il pulsante “Chat”) una serie di codici alfanumerici. In questi codici è presente l’ID del molestatore. A questo punto, la persona molestata se vuole segnalare l’illecito, con una querela o con un semplice esposto, deve semplicemente copiare il numero che compare tra questi codici (in genere comincia con “1000…”) e fornirlo, assieme al nickname del profilo del molestatore, alla Polizia postale che, ottenute le dovute autorizzazioni dalla Procura, cercherà di risalire all’identità del molestatore tramite l’individuazione del suo indirizzo IP (Internet Protocol) che tra l’altro è univoco e di conseguenza viene subito “smascherato”.