E’ il D Day: stop allo stato d’emergenza Covid, l’Italia prova a ripartire

Dopo due anni, cadono tutte le restrizioni che hanno scandito le nostre vite sorprese da una pandemia che ha stravolto e sconvolto il mondo intero. Per un altro mese saranno obbligatorie le mascherine al chiuso e il green pass al lavoro e per poche altre attività, ma proprio oggi il sottosegretario Costa ha detto che l’obiettivo del governo è eliminare tutto entro un mese. Eppure, i numeri non sono rassicuranti e si moltiplicano gli appelli alla prudenza

E’ il D Day. Quello che abbiamo sognato, desiderato, immaginato. Quello che sembrava non dover mai arrivare. Invece, eccolo qui: 1 aprile 2022, fine dello stato di emergenza Covid dopo due anni che hanno stravolto e sconvolto il mondo, ora i conti con la pandemia si proverà a farli in un altro modo, perché certo non è finita.

L’Italia, dopo 160mila morti e 15 milioni di contagiati, prova a ripartire e, soprattutto, a ritornare alla normalità, presa a pugni e messa all’angolo da una pandemia cattiva e subdola, che ancora continua a colpire spinta da Omicron 2, rapidissima nei contagi. E infatti proprio oggi, giorno della normalità ritrovata, i dati certificano un indice Rt a 1,24, mai così alto da dicembre, e una situazione dei contagi preoccupante. Certo, nulla a che vedere con un anno fa, quando con meno contagi gli ospedali scoppiavano: la protezione garantita dal vaccino ha fatto calare i ricoveri, anche se forse non nella misura che si sperava, e proprio la copertura vaccinale all’85% è lo scudo con cui il governo vuole affrontare questa nuova fase.

La parola d’ordine, dunque, è convivenza. Ma con prudenza e responsabilità: il ministro Speranza ricorda che la pandemia non finisce con un clic, e che dunque bisogna continuare a rispettare rigorosamente le regole. Il più ottimista sottosegretario Costa dice che l’obiettivo del governo è eliminare green pass al lavoro e mascherine al chiuso dal 1 maggio, ma il monitoraggio di questo mese sarà essenziale per orientare le prossime decisioni del governo. Una cosa è certa: i virologi chiamano tutti alla prudenza per proteggere il risultato tanto faticosamente ottenuto.


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