Distretto Culturale Nuorese: Mereu e Fois lo battezzano

L’Atene della Sardegna propone un modello aperto al contributo di tutti

Il Distretto Culturale del Nuorese muove i suoi primi passi e lo fa con la benedizione di due importanti personalità del panorama culturale sardo: il regista Salvatore Mereu e lo scrittore Marcello Fois. Nell’affollata sala dell’Auditorium della Camera di Commercio di Nuoro, i due testimonial hanno salutato la nascita di uno strumento che può rappresentare “un’occasione per far incontrare stabilmente le realtà culturali e produttive del territorio attraverso un percorso di collaborazione in grado di generare reddito, economia e crescita del tessuto sociale di un’area che aspira a essere il motore culturale dell’isola”.

Le premesse ci sono tutte ma occorre liberarsi da quell’isolamento e da quell’individualismo che spesso ha impedito di fare rete e di costruire percorsi condivisi. Il distretto culturale è la risposta migliore per valorizzare il patrimonio culturale del nuorese, rilanciare la produttività in chiave moderna ed europea e sostenere, rinnovandole e innovandole, il settore delle imprese culturali. Per il presidente della Camera di Commercio di Nuoro, Agostino Cicalò, siamo all’inizio di un percorso “che deve ancora incominciare e prendere corpo con il contributo di tutti, a partire dagli operatori culturali che sono i principali portatori di interessi nel distretto”.

Antonello Menne (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha illustrato le idee, gli obiettivi e i soggetti che stanno alla base di un modello che ha scelto di individuare la città di Nuoro come Atene della Sardegna, definizione deleddiana che richiama un luogo capace di produrre delle personalità illustri nel campo delle arti, a partire dalla letteratura con scrittori che hanno raggiunto, come appunto Grazia Deledda, una fama mondiale. Un passato glorioso che, secondo Menne, ancora oggi produce effetti e rende il territorio di Nuoro il più interessante a livello regionale sotto il profilo culturale. I numeri testimoniano una vivacità intellettuale che travalica la crisi economica e l’annoso problema dello spopolamento. Il distretto culturale è anzi una risposta al progressivo abbandono delle proprie comunità da parte dei giovani. Il distretto culturale “è un luogo aperto” in cui nessuno può e deve “sentirsi escluso”. Da qui un richiamo a istituzioni e operatori culturali ad avanzare proposte e suggerimenti. La cooperazione, come sottolineato da più parti, è un metodo di lavoro che il distretto deve seguire sui seguenti livelli: 1) governante; 2) territorio; 3) collaborazione tra profit e no profit.

L’idea del distretto culturale, finanziato con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna, è stata poi sviluppata da Francesco Timpano (Università cattolica del Sacro Cuore) che ha elencato gli elementi essenziali di un distretto culturale e, in particolare, di quello nuorese e, successivamente, il piano di azione che si dovrà esplicare essenzialmente in 6 aree: marketing territoriale, formazione, riqualificazione urbana, servizi, nuove imprese creative e tecnologia.

L’evento lancio del distretto, oltre alla presenza di Mereu e Fois, ha visto alternarsi sul palco una serie di testimoni che hanno voluto fornire il proprio contributo al progetto: potenzialità, proposte, idee, perplessità e anche la consapevolezza che “da soli non si può andare da nessuna parte”. Il distretto è dunque un primo passo. Ne è sicuro anche il vice sindaco e assessore alla cultura del comune di Nuoro, Sebastian Cocco, che ha lanciato una sfida certamente suggestiva: “Candidiamo la città come prossima capitale europea della cultura. La nascita del distretto culturale è di buon auspicio e segna l’avvio di questo sogno”.