Disoccupati per colpa del Covid, le richieste disperate ai calzolai sardi: “Avete scarpe da regalarci?”

Crisi ancora nera, giovani e 50enni senza lavoro e la possibilità di comprare un paio di scarpe nuove che si rivolgono ai ciabattini. Marco Mereu di Senorbì: “Quarantenni o cinquantenni, mi hanno detto che non potevano permettersi di acquistare un paio nuove”. Mirko Budroni di Olbia: “La pandemia non ha guardato in faccia a nessuno, richieste arrivate da persone di tutte le età: sono riuscito a donare qualche paio di calzature”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

Il Covid, la crisi, la disoccupazione o, bene andando, un portafoglio molto più leggero. E anche le scarpe diventano un lusso. È quanto è successo, e sta ancora capitando, in Sardegna. Dai calzolai ci sono giovani, ma anche 50enni, che bussano e fanno una sola domanda: “Avreste un paio di scarpe da regalarmi?”. A raccontarlo sono proprio loro, i ciabattini isolani, a margine della conferenza stampa per la presentazione della donazione di 450 paia di calzature alla Caritas, che poi le darà ai bisognosi. I soldi per un paio di calzature nuove di zecca? Non ci sono, ma mancano anche gli euro per una risuolatura o una riparazione. Marco Mereu, calzolaio 33enne di Senorbì, porta avanti la calzoleria che è stata, a suo tempo del padre. Si è spostato dalla sua Orroli a Senorbì, e il lavoro va bene: “Anche negli ultimi due anni, complice la crisi, i clienti non sono mancati”. E le richieste di scarpe gratis? “È capitato molto spesso, si tratta di quarantenni e cinquantenni che sono venuti a chiedermi se avessi scarpe da regalare. Mi è capitato di potergliene donare, mi hanno ringraziato, spiegandomi che ne avevano bisogno perchè non potevano acquistarle nuove”.
Stessa identica situazione capitata più volte nella calzoleria di Mirko Budroni, ciabattino di Olbia 27enne: “Purtroppo non tutti possono permettersi nemmeno di farsi riparare le scarpe, e anche a me hanno chiesto se avessi calzature in dono, magari lasciate anche dai clienti. Le richieste non si possono quantificare, e non tutti sono stati disposti ad aprirsi, raccontando le loro difficoltà”, spiega. “L’età media? Non si può calcolare, la pandemia non ha guardato in faccia nessuno. Il lavoro? Va bene, nel 2022 si può ancora vivere facendo il calzolaio. Anche se, ovviamente, come in tutti i lavori non mancano le difficoltà e i periodi difficili”.


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