Disoccupati a Cagliari, la carica dei 40mila. “Ma le imprese assumono poco”

Siamo andati a vedere dove i “disperati” vanno a cercare un lavoro nel Cagliaritano. Sono tantissime le pratiche contenute nel cervellone elettronico del Centro servizi per il lavoro del capoluogo sardo. La speranza di essere “notati” da qualche azienda coinvolge anche cittadini di Quartu, Assemini, Muravera, Isili e Senorbì. Ma la crisi detta legge: guardate la VIDEO INTERVISTA

Il ritmo è impressionante, tanto che ogni giorno le persone che possono avere un colloquio con gli addetti del Centro servizi per il lavoro sono 150, non una di più. Prima c’era l’ufficio di collocamento in via Calamattia, da qualche tempo tutto è stato trasformato, e adesso in tantissimi vanno di persona nel viale Borgo Sant’Elia per aggiornare il proprio curriculum o essere inseriti per la prima volta nella lista di chi cerca un lavoro. Tutte le età, dagli appena maggiorenni fino ai 60enni: la struttura riceve le richieste degli abitanti di Cagliari, Quartu, Assemini, Muravera, Isili e Senorbì. Dei circa 40mila, un buon ottantacinque per cento è alla ricerca di lavoro. Una piccolissima fetta, invece, è già passata per i corridoi e gli uffici della struttura, e torna ogni qual volta è necessario aggiornare la lista delle esperienze lavorative.
Ed ecco i numeri, ufficiali e certificati, aggiornati allo scorso 30 ottobre: dall’inizio dell’anno le richieste prese in carico nella sola Cagliari sono 12398, per Quartu 12003, per Assemini 11181, per Muravera 1302, per Senorbì 2592 e per Isili 1166. Come funziona il tutto? Semplice: la scheda anagrafica di ogni persona, correlata dalle esperienze lavorative, finisce all’interno di un sistema computerizzato al quale sono iscritte molte aziende. Poi, i casi sono due: o il disoccupato di turno verifica la richiesta di forza lavoro di questa o quella impresa, o è l’impresa stessa che pubblica un annuncio con le proprie richieste.
Gonaria Carta, responsabile del Centro: “Il 20 per cento viene qui perché ha già ricevuto una richiesta dal possibile datore di lavoro, il restante 85 è alla ricerca di una prima opportunità. La nostra finalità è offrire servizi per facilitare un cittadino a trovare lavoro”, spiega la Carta, “i nostri servizi partono con l’accoglienza, utile anche per chiarire che tipo di lavoro è adatto ai tanti che si dicono disposti a fare di tutto. Una volta chiarito, si invia tutto alle imprese per pianificare le modalità di ricerca di lavoro, a livello locale, regionale e comunitario. Da gennaio riprenderemo dei seminari tematici per piccoli gruppi, per spiegare come stilare un curriculum e come cercare offerte lavorative sul web”. 40mila e fischia richieste sono comunque tantissime: e, se da un lato ci sono le aziende che non assumono di certo con uno schiocco di dita, dall’altro c’è da fare i conti anche con le nuove norme. “Quella sugli ammortizzatori richiede che ci sia uno stretto collegamento con le politiche attive, lo Stato interviene ma è necessario che il singolo pianifichi tutto. Talvolta c’è un afflusso inutile, ogni cittadino può infatti inoltrare la domanda di assistenza online, che equivale a garantire la stessa disponibilità al lavoro che farebbe qui. Noi, poi, procediamo con le eventuali convocazioni”.